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Arezzo, ventenne stuprata nella capanna vicino al supermercato: a processo rumeno accusato anche per analogo episodio

Luca Serafini
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L’uomo è libero, non è stato mai arrestato ma su di lui pendono accuse gravissime: lo stupro di una ventenne aretina bloccata in una schifosa capanna vicino all’Esselunga tra la vegetazione, ed un episodio analogo avvenuto nello stesso luogo ma dai contorni meno chiari. 

Ieri C.I., cittadino di origini rumene, senza fissa dimora, 46 anni, è stato rinviato a giudizio per la prima vicenda, che risale alla notte tra l’11 e il 12 luglio di due anni fa. Violenza sessuale e lesioni sono i reati e la data fissata per il processo davanti al tribunale di Arezzo in composizione collegiale è il primo marzo. 
Stando alla ricostruzione e al racconto reso dalla ragazza, tutto iniziò da un incontro in città, zona stazione ferroviaria. La ragazza, fragilissima psicologicamente e con problemi di tossicodipendenza, si sarebbe lasciata abbindolare, irretire, fino a seguire l’uomo in periferia. 

Raggiunta via Leonardo Da Vinci, l’ambiente diventato teatro dello stupro fu una squallida capanna usata dagli stranieri senza tetto. Pare addirittura che ci fossero alcuni di loro nei paraggi e qualcuno avrebbe anche sentito urlare la ventenne, ma di fatto tutti si “scansarono” e lasciarono che C.I. facesse i suoi comodi. Il capo d’imputazione parla di minacce, di vera aggressione fisica, di vestiti strappati alla ragazza costretta poi a subire ripetuti atti sessuali. 

Un incubo. Caduta in trappola, rimasta in balia dell’aguzzino, una volta uscita da quel casottino di lamiere la giovane vittima degli abusi corse a chiedere aiuto. Raccontò tutto alla Squadra Mobile e venne anche refertata in ospedale per le lesioni riportate. Era caduta nelle grinfie di un quasi sconosciuto, che poi in base alla descrizione fornita venne identificato e ricercato. Per un certo periodo se ne erano perse le tracce. Poi riapparve. Ma nei suoi confronti nessuna misura cautelare è stata spiccata dall’autorità giudiziaria. 
Il fascicolo aperto dal pm Chiara Pistolesi ha preso forma intorno al racconto cristallizzato con incidente probatorio reso dalla giovane, che è assistita dall’avvocato Beatrice Vanni. Ieri si è formalmente costituita parte civile nel processo. 

All’udienza preliminare non era presente né lei - che pare stia attraversando un periodo non buono di salute - e non era presente lui, difeso dall’avvocato Domenico Nucci. L’inquietante vicenda dell’estate 2019, lo scorso settembre si è arricchita di una ulteriore puntata: un’altra violenza sessuale che il 46enne avrebbe consumato su una donna straniera, connazionale, nello stesso capanno alle spalle dell’Esselunga. 

In questo caso la situazione è però meno chiara e oggetto di approfondimenti da parte degli inquirenti: una storia torbida senz’altro, legata al mondo della marginalità e della malavita e il sospetto è che il racconto reso da questa seconda vittima non sia genuino bensì una specie di vendetta ispirata dal compagno magrebino di lei. Per certi conti rimasti in sospeso. Il fatto si sarebbe verificato il 4 agosto 2020, ad un anno di distanza dal precedente episodio per il quale si va invece dritti al processo. Spetta al sostituto procuratore Marco Dioni fare piena luce sul presunto stupro bis, se vero o inventato. Intanto il 46enne rischia una pesante condanna se riconosciuti colpevole di stupro sulla ventenne