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Arezzo, accusato di diffamazione verso Polizia municipale e sindaco: "Chiedevo sicurezza a Saione, mi hanno denunciato"

Luca Serafini
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“Ho chiesto aiuto a Polizia Locale e Sindaco, loro mi hanno denunciato”. Paolo Giusti martedì sarà in tribunale ad Arezzo sul banco degli imputati con l’accusa di “diffamazione”. Le sue ripetute segnalazioni contro il degrado e per la sicurezza nella zona di Saione gli si sono ritorte contro. E questo processo incentrato su una frase di malcontento pubblicata su Facebook, per lui suona come beffa.

“Io sono uno di quei cittadini che si impegnarono in prima persona nella ricerca di soluzioni costruttive, collaborando con il Nuovo Comitato di Saione prima e con il Comitato Duomo Vecchio oggi, a redigere un piano di proposte presentato al Comune per risolvere i problemi”, si presenta Giusti, 44 anni, residente a Saione dal 2017.

”Ci ho messo poco a comprendere che la vicinanza della mia casa ad un negozio frequentato da persone dedite ad attività illecite mi avrebbe creato problemi. Abitavo con la mia compagna sopra questo negozio e non ce la facevo più ad assistere a comportamenti illegali e violenti tutti legati al mondo dello spaccio, della prostituzione, in totale spregio delle più semplici regole della convivenza civile”. Gente in stato di ebbrezza, droga a go-go, tanto da dover mettere delle grate nella fioriera del portone per impedire agli spacciatori di sotterrarci le dosi. E poi di notte i litigi all’interno del negozio, le macchie di sangue al mattino di fronte a casa, segno di scontri e colluttazioni. Esasperazione e desiderio di tutela. “Varie volte telefonai alle forze dell’ordine, ma i centralini mi dicevano di chiamare l’altro numero e così via fino a che nessuno tra Polizia di Stato, Carabinieri e Vigili accoglieva la mia richiesta”. Segnalazioni rimbalzate, dice Giusti. E Volanti che stavano sempre svolgendo altri servizi. “Quindi scrivevo e-mail ai “big” delle istituzioni (Sindaco, Prefetto, Assessori) in cui descrivevo la situazione in cui stavo vivendo”, prosegue Giusti. Poi ci fu la mega rissa tra stranieri dell’agosto 2017. “Da parte delle istituzioni tante promesse e tentativi di risolvere la drammatica questione come l’ordinanza Sindacale che vietava il consumo di alcol nelle strade di Arezzo dopo le 19”. Ma arriviamo al dunque. “Un giorno ricevetti una risposta alle tante e-mail, da parte dell’Assessore alla Sicurezza, Barbara Magi, io e la mia compagna venimmo invitati al suo ufficio. Era il 19 settembre 2017 e con sorpresa mi accorsi che ci aspettava anche il vice comandante dei Vigili Urbani. L’incontro fu breve, si discusse di alcune criticità della strada dove si abitava. Le proposte che mi fecero non mi convinsero affatto ma comunque anche l’assessore sembrava facesse uno sforzo per rassicurarci”. Alcune settimane dopo la sorpresa. “Fui convocato presso la Polizia Locale, mi venne comunicato che c’era un’indagine in corso su di me per diffamazione aggravata nei loro confronti, in quanto il 23 agosto, dopo che per l’ennesima volta mi veniva negato l’intervento della volante scrissi su facebook: ‘…La polizia municipale anche oggi ha dimostrato di tenersi volontariamente distante dall’adempiere il suo dovere quando questo comporta grattacapi…’ Decisi quindi di spedire le ultime email dove pregai l’assessore Magi, il sindaco e il comandante della Municipale a ritirare la denuncia. Ma non ricevetti nessuna risposta”. Fu l’allora Comandante della Polizia Locale, Cino Augusto Cecchini, a presentare - ma nel mese di novembre - la querela.

“Ora io, comune cittadino, dovrò difendermi in Tribunale, assistito dal legale di fiducia avvocato Roberta Blasi, dalla Polizia Municipale di Arezzo e dal Sindaco di Arezzo, indicati loro sì quali persone offese, dalla accusa di diffamazione aggravata. Solo per aver rivendicato un mancato intervento per far rispettare l’ordinanza comunale contro il consumo di alcool nelle strade”. Il dibattimento deve fare il suo corso e stabilirà se Giusti con il suo giudizio critico ha leso l’onore del Corpo. O se la denuncia è stata una mossa esagerata verso un cittadino esasperato.

“Mi sento distante dalle istituzioni della mia città gli stessi organismi che avrebbero dovuto rispondere alle mie richieste di aiuto hanno preferito tentare di zittirmi attraverso denunce penali”, dice Paolo Giusti. Al suo fianco avrà l’avvocato Blasi, vice presidente del Comitato Duomo Vecchio, e intende affrontare il processo oltre che per difendersi per ribadire “la gravissima situazione del quartiere di Saione attraverso l’ennesima richiesta di aiuto dei residenti e commercianti al mantenimento dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica”.