Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, mamma e figlio morti nel parto: 18 anni dopo continua la battaglia di Frido Guadagni per il cesareo non fatto

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Oggi Andrea sarebbe un uomo. Avrebbe compiuto i suoi 18 anni, per la gioia di mamma Ingrid e di tutta la famiglia. Invece il 13 gennaio 2003 all’ospedale San Donato di Arezzo, la vita del piccolo Andrea si spezzò proprio sul nascere e quella di mamma Ingrid svanì a distanza di una manciata di ore. Un parto tragico.

Diciotto anni dopo, c’è un uomo ormai anziano ma indomito, che tiene vivo il ricordo di quella notte in cui, continua a gridare, fu negato ciò che doveva essere fatto e non si fece: il taglio cesareo. 
Quell’uomo è Frido Guadagni che di Ingrid era il babbo e di Andrea sarebbe stato il nonno. Ha combattuto come un leone, Frido, sbattendo contro un procedimento penale lungo e complesso che ha definitivamente scagionato i sanitari coinvolti escludendo responsabilità penali. L’altro giorno, nel diciottesimo della tragedia, l’ex sindacalista Frido Guadagni era ancora a palazzo di giustizia con carte e messaggi da distribuire a giudici e uomini di legge. Finché avrà fiato continuerà a pungolare e a tenere viva quella domanda di giustizia a suo dire rimasta irrisolta. 

“Aspettavo la vita, arrivò la morte”, ricorda Frido. “Nel reparto di rianimazione seduto vicino al letto di mia figlia in agonia, tenevo il suo braccio non potendole stringere la mano martoriata dalle trasfusioni dopo la morte di suo figlio avvenuta poche ore prima”. Immagini indelebili, emozioni diventate cicatrici. “Percepivo tutto il dolore, lo sgomento e l’orrore della morte imminente di mia figlia. Piangevo. Nel silenzio intuii che quel dolore era amore”.

Quell’amore in nome del quale l’85enne Guadagni non smetterà mai di raccontare la sua verità. “Hai una figlia nel pieno della vita, 33 anni, felicemente sposata, che sta partorendo in ospedale…” riprende Frido rievocando l’immagine del ginecologo che esce dalla sala e battendosi le mani sulla fronte, esclama: “Oddio un parto perfetto, un parto perfetto, un parto perfetto…” Che significa? Fu la domanda di Frido al dottore. “E’ nato morto”. Il primo atto della tragedia. Dopo sette ore infatti se ne va anche Ingrid: una catastrofe. Due bare invece di un battesimo. Poi l’inchiesta. Infinita e logorante.

“L’unica cosa possibile sarebbe stata il parto cesareo che si rifiutarono di fare pur dovendolo e potendolo fare”, dice Frido Guadagni con una affermazione sancita anche dalla Cassazione. “Le stesse ostetriche avevano ripetutamente chiesto il pomeriggio di domenica 12 gennaio che ad Ingrid fosse fatto il cesareo e avevano già approntato la sala operatoria perché potesse avvenire tempestivamente”. Venne preferita la “manovra di Kristeller”, ripetuta cinque volte, che consiste nell'applicazione di una spinta al fondo dell'utero con lo scopo di facilitare l'espulsione della testa del feto. Un metodo che presenta anche dei rischi. L’ex sindacalista continua: “Anche mia moglie supplicò il ginecologo di mia figlia di effettuare subito il cesareo perché Ingrid non riusciva, non poteva partorire”.

Gravidanza oltre il termine, travaglio difficile, partoriente diabetica, [TESTO]liquido amniotico torbido per la presenza di meconio; il battito cardiaco fetale caratterizzato da episodi di brachicardia[/TESTO]: c’erano tutti i presupposti per il taglio. Guadagni parla di quell’ultima visita ginecologica effettuata al San Donato durante la quale il cesareo sarebbe stato “concordato e programmato”. Invece, stando al racconto, il ginecologo staccò dal turno e gli altri medici il cesareo non lo effettuarono. “Il nesso causale della morte di Ingrid e Andrea non fu un imprevedibile e imprevenibile evento”, dice Guadagni citando la relazione degli atti processuali. Ci va giù duro e parla di “stragi invisibili” che purtroppo si sono verificate nel tempo.

Adombra “silenzi” e “complicità” a più livelli sanitari, politici e perfino giudiziari. Diciotto anni dopo i tragici fatti sui quali la giustizia non ha ravvisato colpe (morto di ipossia il bimbo e di coagulopatia la mamma), Guadagni punta l’indice: “Non è stato un errore medico, tantomeno una disgrazia mandata dal cielo, è stato un omicidio non colposo, ma volontario di due vittime inermi e innocenti: perché alcune strutture della nostra società, anche attraverso le istituzioni, da decenni hanno messo in atto un sistema che per fini precisi ha spinto, spinge e favorisce il contenimento dei cesarei”. E ancora: “Conosco l’impegno e il valore di molti operatori e medici dell’ospedale San Donato, ne do loro atto”, ma grida “Basta ambiguità”.

I risarcimenti stabiliti in sede civile non sanano la ferita. E l’appello di Frido Guadagni, diciotto anni dopo, è che ci sia una inversione, una occasione per riflettere, migliorarsi, evolversi. Il tempo passa, lui non dimentica e si batte a nome anche di altri passati da vicende analoghe: “Quando la campana suona, suona anche per te” dice citandoJohn Donne. Una tragedia così, gli interrogativi aperti, non lasciano indifferenti neanche dopo 18 anni.