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Arezzo, soldato frate cappuccino posò il fucile e celebrò messa poi morì. Ritrovato documento sul tedesco Emil Walpert

Luca Serafini
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Emil aveva dedicato la sua vita a San Francesco d’Assisi. Era un cappuccino. Però combatteva in divisa e sparava al nemico. Soldato per il Reich. Ufficiale. Emil Walpert morì a 22 anni in Casentino a pochi chilometri dalla Verna, il sacro sasso dove il Poverello che tanto amava ha ricevuto le Stimmate. Prima di spirare per una scheggia infilata in testa, l’8 agosto 1944, il Panzergrenadier Emil posò il fucile in chiesa, a Bibbiano di Capolona, e celebrò la santa Messa. Il prete glielo consentì. Una storia inedita e straordinaria, quella del soldato francescano Emil Walpert. Tra pace e guerra, tra fede e sangue. L’ha riscoperta a distanza di 77 anni Lorenzo Campus, il giovane di Subbiano, grande appassionato di Seconda Guerra Mondiale, che pezzo dopo pezzo sta costruendo con Michele Bianchini un museo con oggetti, immagini, storie. Tra le mani di Lorenzo è arrivato in questi giorni un prezioso documento.

[Come è riaffiorata la vicenda del soldato frate?

“Grazie ad un luttino, un santino pubblicato in Germania nel 1946 che racconta in breve la vita di Emil Walpert e la sua morte”.

Chi era Emil Walpert?

“Era nato a Schweigern, distretto di Tauberbischofsheim, il 21 febbraio 1922. Sentita la vocazione, intraprese gli studi per diventare Monaco nell'Ordine dei Cappuccini. Ma come migliaia di religiosi tedeschi si arruolò. Era il 1941 e aveva 19 anni. Grazie alle sue abilità divenne ufficiale nel 104° Panzergrenadier Regiment della 15a Panzergrenadier Division”.

Come fu che celebrò la Messa?

“Voleva ringraziare Dio per essere uscito vivo dalla terribile battaglia di Poggio Grillo, nei giorni dei duri scontri sull’Alpe di Catenaia: centinaia di vittime tra tedeschi e anglo-indiani (Gurkha). Il parroco che si vide di fronte il tedesco, sporco e sanguinante, gli concesse questa opportunità anche se Emil non aveva completato il suo iter di consacrazione sacerdotale dato che si era arruolato come volontario nella Wehrmact”. 

Forse il sacerdote casentinese aveva capito che il cappuccino in divisa aveva poche ore di vita.

“Probabile. Emil dette qualche soldo al parroco per dire una messa di ringraziamento e con grande sorpresa il prete gli consentì di poter svolgere la funzione nonostante le pietose condizioni in cui si trovava. Si legge nel luttino: ‘mi ha permesso di celebrare subito la santa messa, sporco e unto, spettinato e con la barba lunga, il fucile accanto all'altare. Le granate esplodevano fuori dalla chiesa e i bombardieri volavano fuori‘. Emil spirò pochi giorni dopo a Vitinano, qualche chilometro più a nord, sulla strada per Bibbiena. Lo seppellirono tra due alberi ad alto fusto”. 

Come ha trovato il luttino?

“Me lo ha fatto avere un amico sapendo che ho questa passione. Dice che Emil venne ferito alla testa da una scheggia di 8 cm di lunghezza e 2,5 cm di larghezza e si trascinò al posto di comando accanto alla chiesa. Si parla di lui come di un’anima pura amante del silenzio e della preghiera”.

Emil ora dove riposa?

“Le spoglie furono trasferite a Pomezia. Il suo comandante lo descrive come molto generoso: si offriva volontario anche per le imprese più difficili. Era rispettato e amato da ufficiali e subordinati. Il luttino non reca simboli nazisti, è stato fatto stampare dal provincialato dei Monaci Cappuccini ed ha solo sigilli cristiani”.