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Arezzo, donna cinquantenne muore dopo operazione chirurgica in clinica e sette mesi di coma. Autopsia e due medici indagati

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Donna di cinquant’anni viene sottoposta a intervento chirurgico in una clinica di Arezzo ma qualcosa va storto, entra in coma e non si riprende più. Poi, dopo sette mesi in coma, muore con una scia di dubbi. 
La procura della repubblica di Arezzo ha aperto un’inchiesta sul decesso di una signora che nello scorso mese di giugno era stata operata in città in una struttura privata accredita con il sistema sanitario nazionale. Artrosi lombare il tipo di operazione. Acquisite le cartelle cliniche, disposta l’autopsia e accertamenti su tutti i passaggi avvenuti in questo arco di tempo tra Arezzo e Roma, dove il 15 gennaio è avvenuto il decesso. 

Ci sono due persone indagate, come atto dovuto, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal magistrato, il pubblico ministero Angela Masiello. Come sempre avviene in questi casi l’ipotesi di reato per l’apertura del fascicolo è l’omicidio colposo e, come sempre, l’avviso di garanzia è un atto di tutela e non vuol dire assolutamente responsabilità. L’informazione viene inviata alla persona sottoposta a indagini nel momento in cui vengono affidati incarichi importanti per poter nominare propri consulenti e difendersi. 
Come appunto avvenuto ieri, quando il professor Mario Gabbrielli, medico legale dell’Università di Siena, è stato nominato dal pm Angela Masiello come consulente tecnico d’ufficio per svolgere l’autopsia. 
La salma della donna è a Roma. La cinquantenne si è infatti spenta all’Umberto I di Roma dopo che da Arezzo era stata trasferita in una struttura della Capitale. 

La paziente, proveniente dal Lazio, era salita in città per sottoporsi all’intervento programmato. Sono stati i figli della deceduta a presentare l’esposto alla procura di Arezzo. Pare che prima di andare sotto i ferri, le condizioni generali della cinquantenne, a parte il problema da risolvere, non fossero. La situazione è invece precipitata e occorre stabilire se per cause assolutamente naturali o se ci sono state imperizie, negligenze e omissioni.

Gli indagati sono un anestesista e un chirurgo, di Arezzo e di Roma. L’attività di indagine è a livello preliminare e tende a fare luce su tutti i passaggi clinici. Da chiarire anche se nel corso della degenza la paziente possa essere stata contagiata dal Covid. I due sanitari indagati sono difesi dagli avvocati Piero Melani Graverini di Arezzo e Giacomo Straffi di Roma. La famiglia è assistita dall’avvocato Elettra Bruno.