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Arezzo, frasi naziste e minacce contro il giornalista Marco Botti. Indaga la polizia. "Non ho paura, tanta amarezza"

Sonia Fardelli
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E' finita in Questura la vicenda del giornalista aretino Marco Botti, minacciato di morte e "sommerso" di messaggi di ispirazione nazifascista durante una trasmissione ispirata al Giorno della Memoria. La Polizia di Arezzo ha acquisito ieri mattina i filmati ed i messaggi inviati per disturbare l'appuntamento online "Memorie ebraiche in Arezzo", una passeggiata virtuale organizzata dalla sezione soci di Unicoop Firenze e andata in onda sabato.

Proprio mentre Botti spiegava e scorrevano le immagini relative a Piazza Grande, dove la comunità ebraica aretina dell'800 aveva attività commerciali, e del Campaccio, dove sorgeva il cimitero ebraico, sulla piattaforma Meet si sono inseriti alcuni estranei che hanno disturbato la trasmissione con bestemmie, immagini di marce neonaziste e tanti messaggi sulla chat di identica matrice, accompagnate anche da minacce di morte nei confronti del giornalista. "I disturbi sono cominciati subito - dice Marco Botti - tanto che all'inizio ho pensato si trattasse di qualcuno collegato che aveva lasciato il microfono acceso. Poi il segnale si è fatto più chiaro ed abbiamo capito tutti. E mentre i tecnici cercavano di isolare questi infiltrati, io sono andato avanti con la trasmissione. La voglia era di fermarmi, ma così l'avrebbero avuta vinta. E’ stato difficile arrivare fino in fondo."

La passeggiata culturale è stata portata a termine, ora tutto è passato in mano alla Polizia. "Ho portato tutte le registrazioni in Questura - spiega Marco Botti - saranno i poliziotti ad individuare gli autori. Ancora non ho fatto nessuna denuncia personale. La cosa sarà valutata da Unicoop (che ha espresso dura condanna in una nota ndr.). La volontà è però quella di non fermarsi e di far sì che i responsabili vengano individuati. Noi stavamo facendo cultura, come sempre, con la nostre passeggiate della salute. Due volte al mese, da anni, dedicando la seconda puntata di gennaio al Giorno della Memoria. Non abbiamo mai avuti problemi. Questa volta invece sono entrati a gamba tesa contro la nostra iniziativa, nascondendosi dietro all'anonimato." E sono arrivate perfino minacce di morte.

"In molti mi hanno chiesto se ho o ho avuto paura - ammette - Sinceramente no. Questa sensazione, non mi ha sfiorato nemmeno per un attimo. Mi ha colto invece un senso profondo di amarezza. Amarezza per quello che è successo, per i messaggi scritti in chat. E anche e soprattutto pensando che un gruppo di persone abbia architettato tutto questo. Pianificare ogni dettaglio per cercare di oscurare una trasmissione relativa ad un periodo storico tragico vissuto dalla comunità ebraica. Tutto questo mi fa male." Marco Botti ha anche ricevuto, con una nota ufficiale, la solidarietà del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dell'assessore alla memoria Alessandra Nardini.

"Esprimo solidarietà a nome mio personale e dell'intera comunità toscana a Marco Botti - ha detto Giani - Ogni iniziativa che ricordi l'orrore nazifascista dei campi di sterminio è meritevole, giacché solo la memoria può salvarci da ogni tentativo di violenza, dandoci il coraggio e la forza di reagire sempre, anche in nome dell'amore e del rispetto per chi non c'è più, caduto vittima di persecuzioni di regime".

Giani ha concluso “ferma condanna e l'augurio che siano presto identificati i responsabili". Vicina a Botti anche l'assessore Nardini: "Coltivare e preservare la Memoria è l'anticorpo più potente che abbiamo contro i pericolosi e squallidi rigurgiti nazifascisti. Conoscere le pagine più buie e vergognose della storia per impedire che possa accadere di nuovo". Tanti messaggi a Botti da colleghi, politici e cittadini.”E questo mi ha fatto piacere - ammette Botti - se c'è una parte della società malata, c'è anche una parte buona per cui vale la pena andare avanti."