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Arezzo, molestie alla bambina: arriva la sentenza per l'uomo accusato di atti sessuali in chiesa durante la messa

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Ha 82 anni e ne rischia sette di reclusione per aver palpeggiato una bambina durante la celebrazione della Messa nella chiesa di Anghiari. Atti sessuali su minorenne: questo è il grave reato che viene contestato ad un anziano della Valtiberina, originario di San Giustino, per il quale oggi in tribunale è attesa la sentenza. A pronunciarla sarà il giudice Filippo Ruggiero. L’esito del processo sulla scabrosa vicenda è tutt’altro che scontato nonostante la pesante richiesta di condanna del pm Angela Masiello. Contro il pensionato, M.C., ci sono le parole della bambina e nessun testimone oculare benché il fatto sia ambientato nella Propositura di Anghiari.

Era l'8 dicembre 2018, festa dell'Immacolata, e l’atto incriminato dell’anziano sarebbe avvenuto nel momento in cui i fedeli si scambiano la pace. Allora non c’era l’emergenza Covid, non esistevano restrizioni sulla distanza tra le persone. E l'uomo - stando a quanto riferito dalla bambina, di otto anni - l’avrebbe anche se solo per alcuni istanti toccata, palpeggiata e pare baciata. Favorito dalla posizione defilata e non troppo luminosa della chiesa. L’uomo, indagato dopo il racconto della piccola alla mamma e la successiva denuncia, ha sempre negato. I giudici del tribunale hanno sentito alcune persone come testimoni, ma nessuno vide quello slancio morboso. Tutto ruota sulle parole della bambina, cristallizzate nell’incidente probatorio durante le indagini, e che adesso costituiscono l’elemento di prova.

Ad occuparsi del caso furono i militari dell’Arma della compagnia di Sansepolcro che in capo ad una rapida attività identificarono il pensionato e acquisirono le sommarie informazioni alla base del procedimento penale. All'epoca il parroco era don Marco Salvi, attualmente vescovo ausiliare di Perugia. Il prelato non è stato sentito in aula, i giudici hanno acquisito le sue dichiarazioni rese in quel dicembre. E poi lui non era il celebrante in Propositura, ma un suo sostituto. Nell’udienza precedente l’imputato non c’era. I suoi avvocati avevano chiesto una perizia rappresentando questioni legate all'età avanzata del loro assistito. Il collegio di giudici non l’ha accolta. Gli avvocati Marco Nicastro e Leonardo Gabrielli di Città di Castello, hanno concluso le arringhe con la chiesta di assoluzione.

A loro dire mancherebbero riscontri oggettivi a supporto della ricostruzione e, paventano anche l’ipotesi di un atto affettuoso frainteso, senza alcuna costrizione, e in ogni caso invocano la tenuità del fatto. Con l’articolo 609 bis, tanto più quando ci sono minorenni come vittime o presunte vittime, c’è poco da scherzare. L’esito del processo è incerto, spazia dall’assoluzione alla condanna. Che in ogni caso può essere impugnata. E per l’età dell’imputato, nella peggiore delle ipotesi, la detenzione non dovrebbe essere in carcere.

Lu.Se.