Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, autista di Tiemme in malattia trovato a fare il benzinaio: licenziato. Giudice del lavoro: provvedimento legittimo

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

L’autista di Tiemme era in malattia ma l’investigatore ingaggiato dall’azienda del trasporto pubblico locale lo ha sorpreso a svolgere un altro lavoro: il benzinaio. E così lo ha licenziato. Era il 28 gennaio 2020 e dopo un anno - il 27 gennaio scorso - il giudice del lavoro di Arezzo, Giorgio Rispoli, ha sentenziato che quel licenziamento è legittimo. Il giudice doveva decidere sul ricorso presentato dal dipendente di Tiemme. Oltre a perdere la causa - impugnazione respinta - l’autista dovrà pagare le spese di lite. 

 

 

 

Il “detective” che svolgeva servizi di accertamento per conto della società dei trasporti su Arezzo, Siena e Grosseto, aveva documentato in modo oggettivo che il dipendente quel 28 gennaio aveva “svolto attività lavorativa presso una stazione di carburante di sua proprietà” nei dintorni di Arezzo. Questo nonostante fosse in “condizioni di malattia”: si era sottoposto a cure ad una mano. Per il giudice poco conta se quella condotta del lavoratore fosse limitata ad un solo giorno; così facendo, si legge nella sentenza, “ha leso in modo irrimediabile il vincolo fiduciario che costituisce il presupposto fondamentale ed imprescindibile del rapporto di lavoro”. Ciò che ne deriva, si legge ancora nella sentenza, è “la piena legittimità del licenziamento impugnato”. 

 

 

 

Il giudice Giorgio Rispoli, sentite le parti e sciolta la riserva, fa anche notare che “la Corte di Cassazione ha chiarito che il datore di lavoro - sia pubblico che privato - ha la facoltà di chiamare un investigatore privato ogni volta che ha il sospetto che il mancato svolgimento dell’attività lavorativa sia riconducibile alla perpetrazione di un illecito, anche quando l’illecito è in corso di esecuzione”. E la cosiddetta “falsa malattia”, prosegue il giudice, “rientra tra i fenomeni illeciti, sostanziandosi in un frode ai danni della collettività”. 

 

 

 

Tra l’altro, il ricorso del lavoratore licenziato più che contestare la materialità del fatto - essere cioè alla pompa di benzina a erogare carburante - si incentrava sull’attività, ritenuta illecita, di rilievi svolti dall’agenzia investigativa.
Tuttavia, nonostante il pronunciamento a lui sfavorevole, l’autista aretino può impugnare ulteriormente la sentenza nel secondo livello di giudizio per proporre le sue ragioni e argomentazioni in base alle quali contesta il fatto di essere stato ingiustamente messo fuori dai ranghi aziendali a seguito di quell’episodio.

Il licenziamento operato da Tiemme non è ancora blindato, ma il cammino per l’addetto sembra piuttosto in salita. Il riferimento normativo in base al quale la società dei trasporti pubblici locali ha fatto scattare il drastico provvedimento è l’articolo 18 della legge numero 300 del 1970.