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Arezzo, niente condanna per uomo malato in sedia a rotelle che aveva quasi 7 etti di droga: "uso personale"

Luca Serafini
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Niente condanna per un uomo tetraplegico che era accusato di detenzione di droga, tanta, con il sospetto che fosse finalizzata allo spaccio. E’ stato assolto dal giudice di Arezzo Giulia Soldini dopo che lo stesso procuratore Roberto Rossi ha concluso per non dover applicare alcuna condanna nei suoi confronti. Si tratta di uso personale.

 

 

 

L’hashish era vero e pure in quantità rilevante, 685 grammi, ma il contesto complessivo della situazione ricostruita in aula è quello di una persona malata che teneva quella scorta per sé, ad uso terapeutico, non certo per spacciare e lucrarci. Un rimedio contro spasmi e dolori che lo affliggono.

 

 

 

A difendere l’imputato era l’avvocato Domenico Ciabattini che in apertura di udienza ha comunicato il fatto che il suo assistito avrebbe voluto essere presente e parlare per illustrare le sue condizioni di vita e il perché di quel magazzino di stupefacente. Ma con la sua sedia a rotelle non si è potuto presentare a palazzo di giustizia perché in questo periodo sta male.

 

 

 

L’udienza è stata celebrata e dopo aver sentito le parti, il giudice si è ritirato in camera di consiglio per poi uscirne con il verdetto di assoluzione. Secondo la pubblica accusa, al di là del considerevole quantitativo di sostanza trovata all'uomo, si è applicato un parametro oggettivo riferito alla situazione oggettiva: quella non di uno spacciatore ma di un malato.

Una sentenza che qualifica l’hashish dunque come medicina per alleviare i problemi fisici dell’uomo. Ora questo pronunciamento potrebbe fare da apripista per il caso, mediaticamente più noto, di Walter De Benedetto, il 48enne accusato per la coltivazione di cannabis che utilizzava a scopo terapeutico, nel terreno di Ripa di Olmo.

Sulla vicenda della serra di Walter si sono accesi i riflettori della cronaca, della politica e delle istituzioni, con tanto di incontro a Roma dal presidente della Camera Fico per rappresentare i problemi di chi soffre e si aiuta con la marijuana. De Benedetto spiegò che pur avendo riconosciuto il trattamento terapeutico dalla Asl, la quantità passata non gli era sufficiente. Così mise in piedi la coltivazione. Un amico che lo aiutava era finito nei guai, trovato con l’annaffiatoio in mano durante il blitz dei carabinieri.