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Arezzo, servono soldi per far ripartire il processo crac Banca Etruria in uno spazio che sia a norma Covid

Luca Serafini
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Servono alcune migliaia di euro per far ripartire il processo per il crac di Banca Etruria. Il dibattimento è incagliato da settimane: l’aula del tribunale di Arezzo non è adeguata alle norme anti Covid per accogliere le decine di persone tra avvocati, giudici, imputati, testimoni, consulenti, cancellieri. E il pubblico.

La soluzione ci sarebbe: il padiglione di Arezzo Fiere e Congressi in via Spallanzani, spazio utilizzato per eventi espositivi. Ma il problema molto concreto è che occorre pagare l’affitto, comprensivo di tutte le spese di adeguamento non ultima la sanificazione. Contatti e sopralluoghi sono avvenuti, il preventivo è stato consegnato e la palla girata dal tribunale al Ministero di grazia e giustizia. Che deve scucire il denaro. Si attende però una risposta da Roma.

 

 

 

La conseguenza è che il “processo del secolo”, o giù di lì, con 25 imputati per bancarotta semplice e fraudolenta, è fermo. E senza una data in agenda. L’intoppo legato a problemi di distanziamento e aerazione nell’aula “Miraglia” della Vela è un ostacolo non facile da superare. La prescrizione nel frattempo scorre, anche se per questo tipo di reato la clessidra che scandisce il tempo a disposizione ha parecchia sabbia dentro. Non ci dovrebbe essere il rischio che evapori tutto da qui al terzo grado di giudizio. Ma, si sa, mai dire mai. Di aule disponibili a costo zero in giro pare non ve ne siano.

 

 

 

Il Comune di Arezzo dispone dell’Auditorium proprio nel complesso fieristico di via Spallanzani e lì si è svolto l’insediamento del nuovo consiglio comunale. Ma la conformazione strutturale, le poltrone ravvicinate senza banchi di fronte, rendono l’auditorium non idoneo. Meglio quindi attrezzare ad hoc lo spazio da mille metri quadrati del padiglione accanto. Però servono denari da versare ad Arezzo Fiere e Congressi che, di questi tempi poi, non può certo fare regali. C’è anche chi ha proposto come soluzione naturale, il trasferimento del processo nell’aula della Corte d’appello di Firenze. Vedremo.

 

 

 

Il dibattimento davanti ai giudici Giovanni Fruganti, Ada Grignani e Claudio Lara, sforerà rispetto ai tempi previsti. C’è da attendere per arrivare al verdetto di primo grado che dovrà stabilire se ci fu, e da parte di chi, la dissipazione delle risorse di Etruria con il via libera ad operazioni, indirizzate verso “amici”, nelle quali secondo la procura era evidente che le somme erogate non sarebbero state mai recuperate. Imputati in 25, ex figure di vertice di Via Calamandrei a partire dall’ultimo presidente, Lorenzo Rosi. Un groviglio di affari, una pioggia di milioni: oltre 200.

Dilapidati o no? Chissà quando lo sapremo. Intanto - a proposito di tempi della giustizia - si attende di sapere da Firenze quando verrà celebrato il processo d’appello per l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex direttore Luca Bronchi (condannati a 5 anni), l’ex vicepresidente e direttore generale Alfredo Berni (2 anni) e l'ex consigliere Rossano Soldini (un anno) processati con rito abbreviato due anni fa.