Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, cannabis terapeutica: Walter De Benedetto malato di artrite reumatoide verso l'udienza per la serra. "Devo molto a questa pianta"

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

“Sono attaccato alla vita come una cozza. Rubo giorni alla vita”. “La cannabis? Devo molto a questa pianta”. “Se mi condannano? Ma io sono stato già condannato dalla vita... E sono pronto a fare qualsiasi cosa che non sia di male al prossimo, per riuscire a stare meglio”.

 

 

 

Walter De Benedetto dispensa pillole della sua dolente saggezza dal letto dove l’artrite reumatoide lo inchioda. Il 23 febbraio Walter deve comparire davanti al giudice di Arezzo, Fabio Lombardo per la pesante accusa di produzione di sostanza stupefacente: quella serra di Ripa di Olmo che i carabinieri scoprirono a casa sua il 3 ottobre 2019, sequestrarono e smantellarono. Applicando la legge. Quella legge che Walter e altri malati come lui, insieme ad un’ampia schiera di opinione pubblica, vorrebbero cambiare. Legalizzare l’erba terapeutica. Che Walter può assumere come da prescrizione medica, ma quella che gli viene passata non è soddisfacente a lenire gli atroci dolori.

 

 

 

Al telefono, ai microfoni della Rai e delle Iene, sui social, ripercorre la sua storia, il suo caso giudiziario, le sue speranze. Perché nonostante tutto De Benedetto pensa positivo. Non si considera “narcotrafficante”, purtroppo si sente malato. Bisognoso di quella terapia che, sola, gli procura beneficio. Una speranza, giorni fa, sembrava darla la sentenza di assoluzione per un cinquantenne aretino bloccato in una sedia a rotelle dopo un incidente stradale al quale furono trovati quasi sette etti di hashish. “Uso personale”, ha detto prima la Procura con il pm Roberto Rossi e poi ha sentenziato il giudice Giulia Soldini. Lo stesso varrà per Walter?

 

 

 

Ogni caso fa storia a sé. E anche il reato è diverso. Lì c’erano 680 grammi di fumo, tanta roba, è vero, ma una scorta acquistata e destinata ad esaurirsi. Nella serra, invece, il quantitativo rinvenuto consisteva in decine di piante, interrate e in vaso, per 19 chili, infiorescenze in stato di essiccazione per 800 grammi, ventilatori e trimmer per la lavorazione: una situazione potenzialmente capace, per la legge attuale, di perpetuare la produzione di sostanza stupefacente, illecita. Sarà l’avvocato Lorenzo Simonetti a difendere Walter. Un caso intorno al quale si è formato un vasto e vivace movimento a sostegno della revisione della legge sulla droga terapeutica.

Proprio a partire dal 23 febbraio è prevista una campagna su media e social per l’accesso più facile ai farmaci cannabinoidi. Walter ha pure scritto al presidente Mattarella. Sentirlo parlare, con tono pacato e provato, è motivo di riflessione per tutti. “Sembravo il narcos dei disabili”, dice con ironia della sua condizione di malato e imputato. Il liquido nelle articolazioni sparisce, il male aumenta. Sopportabile, però, con “questa pianta”. Ma serve una produzione adeguata. E mirata, perché ci sono varie tipologie di fiori, efficaci per diverse malattie. Per non rivolgersi agli spacciatori, Walter aveva provveduto da sé, con l’aiuto di amici. Uno è stato condannato. Ora Walter rischia. Ma non molla.