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Arezzo, auto sventrata da giunto sulla E45: niente risarcimento ad una donna dopo causa all'Anas durata sette anni. "Caso fortuito"

Davide Gambacci
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Mercedes squarciata da un giunto saltato lungo al E45: nessun risarcimento per la donna alla guida del mezzo, bensì costretta a pagare pure 3000 euro di spese. Dopo il danno, ora arriva anche la beffa a distanza di ben sette anni.

I fatti risalgono addirittura al 16 dicembre 2014: la donna, M.N. oggi 60enne e originaria di Arezzo che ha vissuto per tanti anni a Sansepolcro (dove tuttora abita e lavora il figlio) ma che adesso risiede a Ravenna, stava percorrendo la E45 in direzione di Cesena quando, all'altezza del chilometro 168 – siamo nei pressi di Verghereto - si è ritrovata con il dente di un giunto metallico di un viadotto che all'improvviso le è spuntato da sotto il sedile, dopo aver agito alla stessa maniera di un apriscatole quando taglia il coperchio in latta di un barattolo.

 

 

 

Una vera e propria tragedia sfiorata poiché il tutto si è consumato all’interno di una galleria in presenza di mezzi pesanti: questione di pochi millimetri, poiché il giunto metallico di oltre 20 centimetri si è infilato tra lo sportello e il sedile lato guida per poi aprire la Mercedes Classe E fino ai sedili posteriori.

Per la donna è stato necessario pure il trasporto al pronto soccorso dell’ospedale di San Piero in Bagno poiché lamentava dolori agli arti inferiori; problematiche, poi, che si è portata dietro per anni all’altezza dell’anca. A quel punto scattò la denuncia alle forze dell’ordine e si aprì un processo nei confronti di Anas, quale ente gestore dell’arteria.

 

 

 

A distanza di sette anni, poi, ecco che la beffa si è consumata con la sentenza numero 137/2021 del 4 febbraio 2021 pronunciata dal Tribunale di Forlì. “…sussistano adeguati elementi per affermare che il distacco del pezzo metallico del giunto del viadotto sia avvenuto in modo del tutto repentino, improvviso e imprevedibile, tale da non consentire al custode, nonostante la regolare attività di controllo posta in essere, di provvedere ad ovviare alla situazione di pericolo così determinatasi.

Sussiste, dunque, nel caso di specie, ipotesi di caso fortuito, non prevedibile ed evitabile nonostante l’attività di controllo e vigilanza posta in essere”. Il succo, quindi, sta nel fatto che essendo stato un qualcosa di estemporaneo e Anas ha sempre garantito la manutenzione dell’arteria, tale episodio si inquadra come imprevedibile.

Ma c’è di più, poiché oltre a trovarsi respinta la sua istanza dovrà accollarsi pure circa 3000 euro di spese. Una vera e propria beffa, quindi, seppure tramite il suo legale - l’avvocato Giovanni Foschini di Ravenna - sta già preparando il ricorso. Nel racconto fatto dalla donna anche di fronte al giudice, più volte è stata rimarcata la pericolosità dell’arteria oltre al fatto che stesse viaggiando ad una velocità ridotta: non più di 70 chilometri orari, poiché alcuni mesi prima era stata sottoposta ad un intervento chirurgico alla mano e quello era uno dei primi viaggi “più lunghi” che faceva da sola per andare a trovare i parenti.