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Ristoratore aretino: "Ho regalato il pranzo di San Valentino al mio paese. Ci avrei pagato le bollette"

Francesca Muzzi
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Antonio Leo, titolare del ristorante “La Chiave dei Sapori” a Badia Agnano, si fa due conti: “Con il pranzo di San Valentino ci avrei pagato la bolletta della luce del ristorante: 500 euro”. Invece quel pranzo è stato tutto regalato. “Agli anziani del paese, ai miei dipendenti e un po’ l’ho portato a casa”. Antonio Leo è originario di Gallipoli. In Toscana ci è arrivato da Milano, 21 anni fa. Ha tre figli di 3, 8 e 10 anni e la zona arancione lo ha di nuovo costretto a rivedere i piani finanziari. Per fortuna che Antonio ha anche un altro lavoro.

“Da quando i ristoranti sono chiusi faccio il portiere di notte - racconta - Mi sono dovuto adattare, altrimenti non so come sarei andato avanti e come avrei potuto mantenere la mia famiglia. Invece sono riuscito a trovare questo secondo lavoro. Entro alle 23 ed esco alle 6 di mattina. Dormo un paio d’ore e poi, quando ci hanno dato la possibilità, tornavo al ristorante verso le dieci e andavo avanti fino a metà pomeriggio”. Antonio si definisce “una formichina”, “ma si fa presto poi a finire anche quei pochi risparmi”. La zona gialla era stata una buona boccata d’ossigeno. “Si ‘lavoricchiava’ solo il sabato e la domenica a pranzo. Il nostro ristorante ha solo 38 posti e in tempi normali, si lavorava molto di più a cena. Ma visto che non si poteva, avevamo deciso di tenere aperto solo nei fine settimana. E il lavoro c’era. Tanto che in questo ultimo mese avevo assunto anche una cameriera a tempo indeterminato che non posso nemmeno mettere in cassa integrazione”. Domenica scorsa, 14 febbraio, anche il ristorante di Antonio sarebbe stato tutto pieno.

“Ventiquattro posti, per il distanziamento. Prenotati già da quindici giorni, perché appunto il mio locale è molto piccolo”. Menù a base di pesce e di carne: “Una spesa di circa 1500 euro - dice Antonio - che venerdì sera quando è arrivata l’ordinanza per rientrare in zona arancione, praticamente ho buttato via. Anzi - specifica - non ho buttato via niente, perché non sono il tipo, ma ho pensato di regalare il pranzo al paese. E così l’ho diviso per gli anziani, per i miei dipendenti e un po’ per la mia famiglia”. Il ristorante di Antonio non fa asporto e quindi il pranzo di San Valentino lo ha diviso in questo modo. “Sarebbe stata una bella entrata - dice - Mi avrebbe permesso di pagare la bolletta della luce del ristorante che è pari a 500 euro. Invece oltre al danno anche la beffa. Purtroppo non è facile in questo momento andare avanti. Il mio ristorante è l’unica fonte di reddito che abbiamo in famiglia. Per fortuna che ho trovato questo nuovo lavoro che mi permette di continuare a vivere e soprattutto di mantenere i miei figli”. Antonio Leo non si arrende e anzi guarda avanti con ottimismo e fiducia. E’ in prima linea insieme ai Ristoratori toscani per combattere giorno e notte e per uscire alla svelta da questa crisi. “Il 22 febbraio saremo a Roma e mi fermerò a oltranza fino a che non ci daranno certezze su che fine faranno le nostre aziende”. Quello che fa più paura è il non sapere quando finirà questa zona arancione. “Si parla di due settimane, ma forse saranno anche di più. E’ dura vivere nell’incertezza”. Ma Antonio va avanti con la sua voglia di non arrendersi mai e con il suo nuovo e momentaneo lavoro che gli dà da mangiare. “Non è semplice fare il turno di notte, ma ringrazio chi mi ha permesso di lavorare. Mi sento fortunato, nonostante tutto. In attesa di ritirare su la saracinesca”.