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Arezzo, monumento dedicato alla lotta al Covid: l'iniziativa di Iacomoni e l'opera di Minigrilli che sarà collocata a marzo

Luca Serafini
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E’ il 4 marzo 2021, data simbolo della pandemia in terra italiana, il giorno in cui ad Arezzo sarà scoperto il monumento dedicato alla battaglia contro il Covid. Un’opera voluta dall’imprenditore Piero Iacomoni ed eseguita dall’artista Lucio Minigrilli, aretino, già apprezzato per varie statue, tra cui molto celebre e ammirata è quella dedicata a Fabrizio Meoni a Castiglion Fiorentino. “Un tributo al lavoro dei medici e di tutti i sanitari da un anno impegnati nella pandemia”, dice Iacomoni mentre si avvicina il momento dell’inaugurazione. “E nello stesso tempo questa statua vuol essere un monito ai nostri giovani affinché abbiano piena consapevolezza del pericolo Covid e al tempo stesso abbiano uno sguardo proiettato avanti verso il futuro”, dice ancora l’imprenditore aretino, mister Monnalisa. 

 

 

 

Il Corriere mostra oggi in anteprima un disegno preparatorio realizzato da Minigrilli di ciò che in fase di ultimazione e che fisicamente verrà installato sul sentiero della Bonifica, in località Ponte alla Nave ad Arezzo, dove Iacomoni vive ed ha già collocato - tutte realizzate da Minigrilli - le statue dell’Angiolina detta “Sputaci” e dell’Uomo d’Oro, personaggi della tradizione aretina, e il busto di Amadeo Peter Giannini, “il banchiere gentiluomo”, fondatore della Bank of America, figura di spicco nella storia della finanza internazionale. I messaggi che Iacomoni vuol lanciare con l’opera in tema Covid, sono stati interpretati dalla creatività di Lucio Minigrilli in modo molto particolare.

 

 

 

La figura di riferimento appare chiaramente la Nike di Samotracia (190 a.C.), con il suo fascino enigmatico, senza testa, con le ali e la veste drappeggiata. Evidenti dalla bozza sono anche i simboli riferiti all’ambito medico: il bastone di Asclepio o Esculapio con relativo serpente. Desiderio di Iacomoni sarebbe che al taglio del nastro ci fosse il primario di Malattie Infettive del San Donato, il dottor Danilo Tacconi. La dinamica finale della statua, posta su una base di travertino, è quella di una vittoria (la Nike) che arriva dopo la lunga tribolazione della pandemia da Coronavirus. 

A battaglia purtroppo ancora in pieno svolgimento, dopo che il calendario ha fatto un giro completo (il 4 marzo 2020 vennero chiuse tutte le scuole), Iacomoni ritiene maturo il tempo per posizionare il monumento del quale ha iniziato a parlare fin da quando lo scorso ottobre si trovava nel letto dell’ospedale San Donato, per Covid. Un’esperienza non breve, che lo ha provato fisicamente ma dalla quale ha tratto spunti per proseguire con maggior slancio nel suo impegno negli affari e nell’impegno umanitario con iniziative di carattere sociale e solidaristico con Monnalisa onlus. Proprietario di un brand che fattura oltre 40 milioni l’anno, Iacomoni ha portato il marchio Monnalisa in 64 Paesi nel mondo. Vestiti per i bambini di fascia alta. Una storia partita nel 1968, insieme a Barbara Bertocci, la moglie. Oggi sono presidente del cda e direttore creativo. L’ad è Christian Simoni.

Nel 2020 anche l’accordo con Chiara Ferragni. Un impero fatto di colori, fantasia, eleganza. Con un’anima. “Il virus ci ha fatto male e continua a farci male, però ci ha costretto a fermarci, a riflettere, a ripensare molte cose e questo” dice Iacomoni “è un valore da cogliere”. Appuntamento al 4 marzo. Iacomoni sognava una specie di festa con gli studenti. Non sarà possibile, la situazione è ancora critica. Magari più avanti quando grazie a vaccini e comportamenti la vittoria sul Covid sarà conquistata.