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Arezzo, libro dell'ex giudice Bilancetti (Variantopoli, Eutelia, Spaccarotella) sull'amore e decalogo per curare l'Italia

Luca Serafini
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Mauro Bilancetti è stato il giudice del crac Eutelia, dell’omicidio Sandri, il tifoso ucciso dal poliziotto Spaccarotella, dello scandalo Variantopoli e di mille altri processi. Anche nell’aula bunker, per reati di stampo mafioso. Per trent’anni ad amministrare la giustizia tra le patologie della società macchiata da crimini di ogni tipo. Mauro Bilancetti oggi è l’autore del libro “Un messaggio d’amore”, 173 pagine sorprendenti dall’inizio alla fine (Albatros).

Un percorso di riflessione esistenziale sui grandi interrogativi della vita, scandito dalle opere d’arte del territorio a partire dalla Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, con il Sogno di Costantino in copertina. “Ho ripreso dal cassetto le carte che avevo scritto anni fa nel corso di una settimana di ferie trascorsa da solo nella casa di campagna”, dice il giudice Bilancetti, a riposo dal 2015 dopo una lunga carriera prima in Valdarno, poi ad Arezzo dove è stato presidente della sezione penale del Tribunale, infine presidente del Tribunale di Siena. “Ero particolarmente stressato in quel periodo e così, fermandomi per un po’, mi posi domande profonde, che poi sono le domande di ogni essere umano: questa vita di corsa che senso ha?”. Abituato a interrogare gli altri, il giudice interroga se stesso. Sul “di qua” e sul “di là”.

Finalmente fuori dagli affanni, libero di applicare le parole di Sant’Agostino: “Non uscire da te stesso, rientra in te: nell’intimo dell’uomo risiede la verità”. E così si dipana il volume di Bilancetti scandito dai ritmi di una natura riscoperta e riassaporata, con il pensiero nutrito dal silenzio che ora impaurisce ora fortifica. Un percorso laico ma fortemente religioso, anche se non è certo un libro teologico, filosofico, moralistico. E comunque è la Croce, alla fine, l’approdo ultimo di tanto travaglio interiore: sintesi estrema e insuperabile, appunto, dell’amore. 

L'amore è stato fonte di ispirazione di tanti artisti, a cominciare da Dante e tra le citazioni disseminate nel libro Bilancetti riporta: "L'amor che move il sole e l' altre stelle", come tentativo di spiegazione dell'armonia cosmica ed universale. “Non può essere che nell'amore - per Bilancetti - la fonte della bellezza che si riscontra nella meraviglia del creato, nelle opere d'arte di ogni genere frutto del lavoro dell'uomo e della ispirazione più elevata, ma anche nella Giustizia e nelle regole della convivenza civile, come espressione di civiltà di un popolo, frutto ugualmente di amore tra gli uomini, a differenza degli altri esseri viventi che non hanno avuto il dono della ragione, come si riscontra quando la società non è condizionata solo da interessi egoistici”. Amore che si può riassumere, in ultima analisi, nei concetti di bellezza, arte, giustizia e razionalità . Ecco allora svelata la copertina e la chiave del libro. “La croce portata dall’angelo nel sogno di Costantino, il segno che illumina un ambiente buio e risveglia dal torpore, come ha rappresentato Piero della Francesca”.

Nel volume ci sono altri dipinti collegati ai ragionamenti del giudice. E la riflessione si aggancia a quattro chiese di Arezzo: il Duomo, San Francesco, San Domenico, la Pieve. In queste pagine c’è il cammino verso il recupero di una consapevolezza e di una appartenenza. Occhi nuovi, alla fine, su se stesso e gli altri. Con il finale che ti spiazza, quando Mauro Bilancetti distilla una appendice con “dieci pillole per curare l’Italia”. Come fortificato dal sogno, il giudice si lancia in una autentica rivoluzione dello Stato che, al confronto, certi programmi politici gli fanno il solletico. Un contributo di idee da parte da chi, con orgoglio, rivendica “l’estraneità alla politica, non iscritto a nulla a parte l’Accademia Petrarca che si occupa di cultura, sempre stato indipendente da condizionamenti”.

Dall’abolizione della Camera per un Parlamento monocamerale, e delle Regioni, al ritorno della sanità allo Stato, dalla radicale revisione della giustizia per tempi e sostanza (“La vicenda Palamara, che amarezza, mi ha fatto molto soffrire”), all’impiego dei disoccupati in lavori utili; il fisco trasformato e con patrimoniale per i più abbienti, il ritorno in patria degli stranieri che non hanno titolo, severità massima per i disonesti annidati in ruoli pubblici. Un “cura Italia” utopistico. Il sogno di Bilancetti che, alla domanda se riscriverebbe tali e quali tutte le sentenze di quando aveva la toga, risponde sereno: “Sì”.

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HA COLLABORATO COL MINISTERO DELLA SALUTE

Dopo l’ultimo processo, il crac Eutelia, Mauro Bilancetti non ha più rimesso piede in tribunale. Ma la legge resta al centro dei suoi interessi. Collabora allo studio Bilancetti dove lavora il figlio Francesco, consulente legale. La figlia Ilaria è impegnata nei Paesi in via di sviluppo, attualmente in Palestina. Sposato con Rita, Bilancetti vive in città.

Nato ad Anghiari, cresciuto a Pieve a Maiano, laurea a Firenze, giudice a Montevarchi, San Giovanni, quindi Arezzo dove ha guidato la sezione penale poi presidente del tribunale a Siena. Specializzato sulla responsabilità medica, autore di pubblicazioni con il figlio Francesco, apprezzate anche all'estero come risulta dal sito www.studiobilancetti.it, nel 2015 lasciò la toga per l’incarico del ministero della Salute nella Commissione che ha gettato le basi della legge “Gelli-Bianco”.