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Arezzo, un anno fa i primi casi di Covid. Il racconto: "Pensavo fosse influenza, oggi mi ritrovo ad inseguire il vento"

Francesca Muzzi
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Paolo 65 anni, quando soffia il vento esce di casa e respira. Un anno fa, oggi, cominciò ad avere i primi sintomi. Dolori forti articolari e sensazione di non respirare: “Pensavo alla solita influenza. Dopo tre giorni, l’ambulanza portò via me e la mia compagna e ci ricoverarono al San Donato”. In quella fine di febbraio del 2020, dove tutti aspettavano la primavera, Paolo e Simonetta si ritrovarono a combattere un nemico che nessuno conosceva: Covid 19. “Penso di essere stato uno dei primi finito in rianimazione - racconta oggi Paolo - Sedici giorni intubato. Io peggio, Simonetta per fortuna se la cavò prima. Ci rimandarono a casa, perché mi ricordo che l’ospedale cominciava a riempirsi di malati”. Un anno dopo Paolo e Simonetta portano ancora addosso i segni del Covid. Soprattutto Paolo è stato colpito duro. La negatività al virus arrivò la vigilia di Pasqua, come una liberazione “come un resurrezione”, dice, ma forse nemmeno lui si aspettava che i mesi a seguire avrebbero lasciato segni che ora, piano piano, stanno diventando sempre più flebili.

“Da maggio scorso ci hanno inserito all’interno di un follow up della Regione Toscana. Ci fanno controlli. Ai polmoni, alla testa. Il Covid mi ha lasciato, a volte, come un senso di stordimento. Qualche volta sto meglio, qualche volta meno bene. Ma mi dicono che è una situazione comune, che lo fa”. E poi ci sono quelle giornate di vento. Belle, bellissime. Lassù in Casentino dove la coppia vive, il vento sembra arrivare prima e Paolo se ne va fuori. “Perché con il vento mi sembra di stare meglio. Respiro a pieni polmoni. Respiro meglio. Che giornate fantastiche”. E piano piano grazie ai medici e alla propria forza di volontà, il mondo è tornato a colorarsi: “Mi ricordo che quando tornai dall’ospedale - racconta Paolo - camminavo quasi in ginocchio da quanto non avevo le forze. C’erano giorni che mi dicevo che non ce l’avrei fatta. Ma non mi sono dato mai per vinto. Mai. Mi sono rimboccato le maniche e ho ricominciato piano piano a vivere. Insieme a Simonetta abbiamo preso l’abitudine di camminare. All’inizio piccole passeggiate, poi sempre più lunghe”.

Un passo dietro l’altro, come la vita. Oggi ad un anno di distanza Paolo e Simonetta aspettano di essere vaccinati: “Non so dentro quanti anticorpi abbiamo ancora. E non so se questo influirà con la somministrazione del vaccino. Ancora non ci hanno detto niente. Noi aspettiamo. Del resto non rientriamo in nessuna categoria che oggi ha la precedenza sulle altre”. Se chiediamo a Paolo di ricordare quei giorni di un anno fa, lui risponde: “Preferisco non farlo. Non mi va di ricordare quello che ho e che abbiamo passato. Se dovessi definire la sensazione che avevo, bè, mi sembrava di essere già morto”. “A volte - dice - mi fermo e penso: che vecchiaia avrò? Quando tornai dall’ospedale mi sembrava di avere perso degli anni. Ma ora no. Ora voglio solo guardare avanti e mordere il futuro. Le forze piano piano stanno tornando, gli anni sono recuperati e adesso mi godo ogni istante. Come dovrebbero fare tutti Covid o non Covid”, dice Paolo che guarda fuori dalla finestra, aspetta un altro colpo di vento e un altro giro sulla ruota della vita. E oggi? “Un brindisi alla salute, perché è il più bello che si possa fare”.