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Arezzo, lavoro: in undicimila aspettano da ottobre i soldi della cassa integrazione. Cna: "Ritardo inaccettabile"

Luca Serafini
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Undicimila lavoratori aretini dell’artigianato aspettano da quattro mesi i soldi della cassa integrazione. E l’assurdo è che le risorse ci sono, stanziate dal Decreto Agosto quindi già contabilizzate. “Sono ritardi inaccettabili, è una situazione paradossale” dice senza mezzi termini Franca Binazzi, presidente di Cna Arezzo. “Sì, a febbraio la cassa Covid non è ancora arrivata lasciando a bocca asciutta i dipendenti e le aziende in forte difficoltà”. Nel dettaglio, spiega Binazzi, “risultano bloccate le erogazioni delle prestazioni relative al saldo dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020”. Motivo: “Il mancato accredito da parte del Ministero nei conti correnti del Fondo nazionale dell’artigianato (Fsba)”.


Salvagente da tre milioni
Un problema in perfetto stile italiano con effetti di non poco conto se si considera che le integrazioni salariali nell’artigianato riguardano a livello nazionale qualcosa come 179 mila addetti di 73 mila aziende per una cifra complessiva di 266 milioni ad oggi non distribuita. E il nostro territorio è tra quelli più in sofferenza con la Toscana prima nella graduatoria delle erogazioni per l’emergenza Covid con 26 milioni di euro (il 10%), primato poco invidiabile che la regione condivide con le Marche. La fetta destinata alla provincia di Arezzo di quei 26 milioni ammonta a 3 milioni. E in Toscana la nostra provincia è dietro soltanto a Prato.

Ammortizzatori inceppati
Il virus, sottolinea Franca Binazzi, ha inceppato i meccanismi virtuosi del sistema aretino. “L’emergenza sanitaria si riflette in maniera negativa sulle attività economiche che da mesi viaggiano a regimi parziali quando va bene, bassissimi quando va male. Per di più la tanto annunciata semplificazione non si intravede all’orizzonte. Anzi. La riprova è il fatto che gli ammortizzatori sociali sono importanti per far fronte alla crisi, ma non arrivano. Occorre procedere alla sburocratizzazione di procedure probabilmente superflue in una fase emergenziale come questa, per consentire massima velocità nella erogazione delle prestazioni”. Lo Stato va a passo di lumaca.

L’orafo argentiero soffre
Le aziende aretine che a metà febbraio hanno fatto ricorso al fondo bilaterale di integrazione salariale sono 2.818. Alla fine di dicembre 2020 erano 2.743. Gli accordi sindacali siglati presso l’ente bilaterale provinciale riguardano in tutto 11.274 dipendenti. A inizio dicembre erano 11.006. Le cifre sono in crescita e dicono di un malessere diffuso. Una china che sarà dura da risalire. Il settore orafo argentiero è quello che sta peggio: 658 aziende sono ricorse agli ammortizzatori, 2.632 i lavoratori coinvolti. La “cassa” per il comparto rappresenta il 24% del totale aretino. Secondo posto per la moda (tessile, abbigliamento, calzature, pelletteria): 23% di incidenza. Mentre meccanica, autoriparazione e servizi alla persona tutti assieme sono al 28%.

Allarme disoccupazione
Dalla presidente di Cna, Franca Binazzi, parte dunque un segnale di allarme: “Occorre agire presto e bene, serve definire una volta per tutte la riforma degli ammortizzatori sociali, degli interventi per la formazione e la ricollocazione delle persone”. I numeri sulla disoccupazione ad Arezzo sono in crescita e il futuro non riserva niente di buono: “Nonostante il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori Covid per conservare i posti di lavoro” osserva Binazzi “al 31 gennaio i disoccupati sono aumentati dell’1,5%, dai 50.869 di un anno fa, di cui 29.183 donne, ai 51.627 del 2021, di cui 28.722 donne. Ed è amaro constatare che la componente femminile è la più penalizzata dalla crisi”.