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Arezzo, impiegati morti all'Archivio di Stato per l'argon, 13 imputati. Il gup: Ministero Interno e Mibact non responsabili civili nel processo

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Il Ministero ai Beni Culturali e il Ministero dell’Interno non parteciperanno come “responsabili civili” al processo per la morte degli impiegati asfissiati dall’argon all’Archivio di Stato. Lo ha stabilito il gup Claudio Lara nell’udienza di ieri che vede imputate a vario titolo tredici persone per il decesso sul lavoro di Piero Bruni e Filippo Bagni, il 20 settembre 2018, per la fuoriuscita del micidiale gas dall’impianto anti incendio difettoso.

 

 

 

Una delle parti civili nella precedente udienza aveva chiesto il coinvolgimento dei ministeri - in vista di possibili conseguenze risarcitorie - il Mibact come datore di lavoro degli impiegati e l’Interno in quanto riferimento dei Vigili del Fuoco che avevano autorizzato l’impianto. Respinta anche la richiesta di inserire nel processo le tre società che si sono occupate della sicurezza, manutenzione e formazione nell’Archivio. Il motivo è che Ministeri e aziende non hanno potuto partecipare agli accertamenti irripetibili eseguiti durante le indagini e, giuridicamente, non possono essere tirati dentro al processo in una fase matura. Ovviamente, in sede civile, in caso di condanne, sarà possibile rivalersi.

 

 

 

Nell’udienza di ieri il pm Laura Taddei e i legali delle parti civili (avvocati Riccardo Gilardoni, Luca Fanfani, Piero Melani Graverini) hanno ripercorso la vicenda indicando i deficit, le criticità, le omissioni, negligenze e imperizie che starebbero alla base dell’assurda tragedia. I due impiegati scesero verso il vano dell’impianto dopo che, senza motivo, era entrato in funzione l’allarme incendio. Per una serie di anomalie (sfiati assenti, tubi montati a rovescio) dalle bombole uscì l’argon.

 

 

 

E i due morirono all’istante. Ieri uno degli imputati, l’amministratore dell’Igeam, società che si occupava della sicurezza all’Archivio, si è fatto interrogare per dare chiarimenti sul suo ruolo non operativo. La prossima udienza il 9 marzo e quella successiva il 16 per gli interventi delle difese. In aprile la decisione del giudice sul rinvio a giudizio chiesto per i 13 dal pm.