Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, agenti di Polizia penitenziaria del carcere accusati di aver sottratto soldi ai detenuti: assolti

  • a
  • a
  • a

Due agenti di Polizia penitenziaria del carcere di Arezzo erano accusati di aver sottratto soldi che amministravano per conto dei detenuti. Rischiavano una pesante condanna e il posto di lavoro. Finiti a giudizio per peculato, falso materiale e appropriazione indebita per 5 mila euro, sono usciti assolti dal processo celebrato davanti al tribunale riunito in composizione collegiale, con presidente il giudice Giovanni Fruganti. Erano difesi dagli avvocati Gabriele Tofi e Silvia Fabbroni.

“Il fatto non sussiste”, ha sentenziato il tribunale dopo che la stessa procura, con il pm Chiara Pistolesi, aveva chiesto l’assoluzione per la mancata evidenza dei reati. Anzi, si sarebbe trattato di un equivoco. I due agenti all’epoca dei fatti, nel 2016, erano addetti all’Ufficio conti correnti dell’Istituto Penitenziario. Gestivano la contabilità dei carcerati della Casa circondariale di via Garibaldi, che doveva essere vistata e ratificata alla fine di ogni mese da parte del Ragioniere contabile del carcere.

Nel periodo giugno – ottobre, causa l’assenza per malattia della ragioniera di cassa, i due agenti si erano trovati a lavorare pur senza avere un valido supporto tecnico da parte di un funzionario contabile e senza un’adeguata preparazione di base. Così sarebbero incorsi in errori di contabilità che, una volta rilevati, fecero scattare l’esposto del Direttore del Carcere alla Procura di Arezzo. Venne aperto un procedimento penale con la contestazione dei reati. I due Agenti di Polizia Penitenziaria si sono sempre proclamati innocenti e mostrati fiduciosi nel corso della giustizia. In caso di condanna avrebbero potuto rischiare il posto lavoro. Il processo ha avuto il suo naturale corso ed ha visto sfilare davanti al Collegio il Direttore del Carcere, il Comandante ed il vice comandante della Polizia Penitenziaria, nonché il personale di Ragioneria del Carcere “San Benedetto” di Arezzo.

Dalla ricostruzione dei fatti è emersa l’estrema difficoltà nella quale i due agenti di Polizia Penitenziaria avevano dovuto operare ed il presumibile errore contabile nel quale erano caduti, senza tuttavia che mancassero soldi in cassa. Del resto nessun detenuto della Casa Circondariale di Arezzo aveva mai lamentato una liquidazione di meno soldi rispetto a quelli che aveva nel proprio conto e tutto lasciava presumere, al di là del mero errore formale, l’assenza di ammanchi dal fondo dei detenuti. Da qui la richiesta, anche da parte del pubblico ministero di una sentenza di assoluzione, poi ribadita dai difensori degli imputati in una accorata arringa. Quindi, dopo una breve camera di consiglio, la sentenza di pieno proscioglimento e la fine di un incubo per i due agenti di Polizia penitenziaria che si sono lasciati andare ad un pianto liberatorio.