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Arezzo, infermiere guarito dal Covid va in pensione e diventa volontario

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Cesare Rogai, 64 anni il prossimo luglio, domani si toglierà il camice da infermiere dopo 32 anni di servizio. Ma presto vestirà quelli di volontario. Va in pensione al termine di un anno incredibile. A marzo dell’anno scorso si è ammalato di Covid, è guarito, e a marzo di quest’anno riceverà la seconda dose di vaccino. Cesare nella sua vita ha lavorato, tra le altre, a Careggi, alla Casa della Salute ad Arezzo e infine a Terranuova Bracciolini, dove vive, sempre alla Casa della Salute.

 

“Un anno fa mi sono ammalato, insieme a tutti i miei colleghi - racconta Rovai - Per fortuna la mia è stata una forma leggera. Ho passato comunque un mese in isolamento e in quel periodo nessuno ancora sapeva bene che cosa fosse il Covid”. Poi quando è rientrato a lavorare, Cesare aveva un altro tipo di paura: “Quello di essere un ‘untore’. Di portare il virus nelle case degli altri. Abbiamo lavorato tutti con questa paura, perché essendo infermiere territoriale, molti servizi, proprio a causa del Covid, venivano eseguiti a domicilio. Andavamo nelle case di pazienti anziani e avevo il terrore di portare la malattia. Fortunatamente tutto è andato bene”.

 

Come quella volta nel 2013 quando nella sala di attesa al distretto sanitario di Terranuova Bracciolini un uomo, colpito da arresto cardiopolmonare, cadde a terra senza dare più segni di vita. In attesa dell'arrivo dei soccorsi del 118, che arrivarono sul posto nel giro di una quindicina di minuti, Rogai iniziò a praticare il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale. Un intervento provvidenziale: all'arrivo dei soccorsi l'uomo aveva ripreso conoscenza. Una vita era stata salvata e per quel gesto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella lo insignì, dell’Ordine al Merito. “Un bel riconoscimento per il mio lavoro”, dice ancora Rogai che da giovane ha fatto anche il bagnino.

 



Servizio integrale a cura di Francesca Muzzi sul Corriere di Arezzo del 26 febbraio