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Arezzo, asta deserta per Del Tongo: nessuno presenta offerte per il marchio delle cucine che facevano sognare gli italiani

Luca Serafini
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Dalla gloria all’oblio. Nessuno vuole il marchio delle cucine componibili che facevano sognare le famiglie italiane. Asta Del Tongo deserta: zero offerte. Il brand è ormai fuori mercato dal giorno del fallimento (27 gennaio 2018) e di compratori in giro non se ne vedono, né italiani né stranieri. L’esperimento di vendita di ieri non ha fatto registrare proposte di acquisto. L’appuntamento era per le 10 ma l’apertura delle buste non c’è stata perché di buste non ne sono pervenute.

 

 

 

Affidata a Pbg.fallcoaste.it l’operazione era stata lanciata dai curatori fallimentari Gian Luca Righi, Marco Baldi e Alessandro Sabatini nell’ottica di aggiungere risorse destinate ai creditori, dopo quelle racimolate con le altre dismissioni dell’azienda di Tegoleto. Il prezzo base d’asta per il marchio era fissato a 177.200 euro più gli oneri arrivando così a 237.802 euro. Si cercava di collocare un brand di prestigio, molto amato dal boom economico in poi, quando gli italiani cominciarono a sostituire vecchie madie e mettitutto con le cucine all’americana.

 

 

 

La qualità e l’estro creativo di Pasquale Del Tongo e del compianto fratello Stefano furono la base di un successo crescente con il passaggio dal laboratorio di Arezzo alla grande fabbrica di Tegoleto per soddisfare le richieste. Tanti dipendenti, fatturati con molti zeri, popolarità. Fino ad entrare nel cuore degli sportivi per aver legato il nome Del Tongo alle gesta dei campioni del ciclismo, da Saronni (iridato nel 1982) a Chioccioli (Giro d’Italia 1991) a Cipollini. Un nome visceralmente legato ad Arezzo anche per la pagina di cronaca del sequestro del piccolo Francesco da parte dell’Anonima Sarda nel 1980, liberato dopo il pagamento di un riscatto. Del Tongo, una storia aretina di lavoro, occupazione, identità. Il passaggio alla nuova generazione della famiglia, poi il lento declino per le crisi economiche nazionali e internazionali.

 

 

 

Colpo di grazia fu il tracollo del regime di Gheddafi dopo che la Libia aveva commissionato tanto lavoro all’azienda, impegnata a reinventarsi con la produzione di arredamento per alberghi. I tentativi estremi di salvare la Del Tongo con il concordato non sono riusciti a invertire la rotta. E il fallimento ha definitivamente fatto calare il sipario. All’inizio c’era la speranza che qualcuno dall’esterno riaccendesse la fabbrica, ma nulla di fatto. Venute meno le ipotesi di ripartenza resta l’auspicio che un operatore del settore arredamento, magari agganciato al territorio, possa acquisire lo storico marchio.

Ma di questi tempi una spesa di duecentomila euro per un brand sempre più vintage non è ritenuta un affare. Ora ci sarà una prossima asta con ulteriore sconto sul prezzo base (la perizia iniziale indicava al marchio un valore di mezzo milione) nel tentativo di stimolare compratori fino ad oggi disinteressati