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Arezzo, Consiglio di Stato bacchetta l'ex ministro Bonafede su Etruria e procuratore Roberto Rossi che resta al suo posto

Luca Serafini
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Ha vinto Roberto Rossi, hanno perso il Csm e l’ex ministro della giustizia Alfonso Bonafede. Erano fuori strada quando nell’ottobre 2019 si pronunciarono contro la conferma del procuratore della repubblica di Arezzo alla guida dell’ufficio. Quella delibera è “illegittima”, afferma la sentenza del Consiglio di Stato che ieri mattina ha posto fine alla vicenda. Diciannove pagine che spazzano via tutti i dubbi sul magistrato aretino protagonista di mille processi e distribuiscono bacchettate sia al Consiglio superiore della magistratura che al Guardasigilli del governo Conte, sostituito da Marta Cartabia nell’esecutivo Draghi.

 

 

 

Correva l’anno 2019 quando con fragore mediatico il Csm negò al dottor Rossi quello che sembrava scontato: il secondo quadriennio alla guida della procura di Arezzo. Motivo? L’accusa sostenuta da Pier Camillo Davigo era che Rossi avrebbe svolto indagini sugli ex amministratori di Banca Etruria, e quindi su Pier Luigi Boschi, mentre era consulente del Governo guidato da Matteo Renzi e con ministro agli affari Costituzionali Maria Elena Boschi, figlia dell’ex vice presidente di Bpel.

 

 

 

Il ministro Bonafede con il suo pesante “mancato concerto” alla conferma di Rossi ci mise del suo e l’ufficio al terzo piano del palazzo di giustizia saltò. Rimase vacante. Capo dei pm silurato e retrocesso a sostituto. Un duro colpo alla carriera e all’immagine di un uomo della giustizia requirente apprezzato per rigore e dinamismo. Roberto Rossi pagava per quello che a molti appariva un ingiusto accanimento, con il rilievo mosso alle sue condotte che lo poneva in una scomoda situazione. Era messa in dubbio la sua “indipendenza da impropri condizionamenti”.

 

 

 

Il Tar, al quale si era appellato il magistrato, nel giugno 2020 respinse il ricorso. Ma il procuratore Rossi, caparbio e convinto delle sue ragioni, è andato avanti nella battaglia. Mesi fa ha ottenuto dal Consiglio di Stato la sospensiva alla delibera e lo stop al concorso con il quale il Csm voleva sostituirlo. Venne reintegrato provvisoriamente ma ora ecco il pronunciamento nel merito. Ed è una vittoria su tutta la linea. Riconosciuto dal Consiglio di Stato il “travisamento dei fatti”. Un abbaglio.

L’incarico che Rossi aveva per il Dipartimento affari giuridici e legislativi del Governo era totalmente di natura tecnica e non politica: quindi al di fuori di ogni contatto e commistione con il premier e i ministri. Secondo punto: la procura aretina iniziò a indagare su Boschi soltanto dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza della banca (11 febbraio 2016) quando quell’incarico di Rossi era già terminato (dicembre 2015). Quindi nessun conflitto. (E a proposito di papà Boschi, non coinvolto nel processo per il crac, è comunque a giudizio per il filone della cosiddette consulenze d’oro Bpel).

I giudici escludono che ci fosse “mancanza di serenità” e “tanto meno compiacenza verso taluno dei soggetti interessati al procedimento penale”. La sentenza del Consiglio di Stato, poi, stigmatizza il fatto che il Csm si sia concesso di esprimere valutazioni sulla conduzione delle indagini, che spettano al tribunale. La non conferma venne basata non su incapacità organizzative, ma per quel sottile dubbio che avrebbe indebolito la figura del procuratore “quantomeno sotto il profilo dell’immagine, dell’autorevolezza”. Una valutazione indebita, dice il Consiglio di Stato, per il quale se anche Rossi avesse mantenuto quell’incarico, nulla avrebbe precluso rispetto alla sua conferma “in difetto di elementi almeno indiziari di reale conflitto di interessi”.

Durissimo il giudizio sull’ex ministro Bonafede: “Il diniego è illegittimo per avere esorbitato dalle sue attribuzioni”. Ricorso accolto, spese legali addebitate al Csm e Rossi (assistito dagli avvocati Angelo Clarizia e Sebastiana Dore) che resta saldamente alla guida della procura di Arezzo in attesa che il Csm recepisca in Quinta commissione e al plenum quanto sancito dai giudici. Il secondo quadriennio del magistrato nato ad Assisi ma ormai aretino d’adozione terminerà comunque nel luglio 2022. Nel giorno della rivincita, questa la dichiarazione del procuratore: “Nessun commento” .