Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, l'appello a coniugare salute e lavoro dalla catena umana di Confcommercio e Confesercenti lunga un chilometro

Alessandro Bindi
  • a
  • a
  • a

Un appello lungo un chilometro. Dai Bastioni, per Corso Italia, fino alla Pieve di Santa Maria. Il cordone umano ha visto la partecipazione di 450 commercianti, ognuno con in mano il tricolore e un cartellone con i vari slogan. Successo in termini di adesioni per la manifestazione “Salviamo le imprese” organizzata dalle associazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti per rivendicare una diversa gestione dell’emergenza pandemica, in grado di conciliare diritto alla salute e diritto al lavoro.

È questo quello che chiedono i ristoratori, gli ambulanti, le agenzie di viaggio, i fioristi, i pubblici esercizi, le palestre, le scuole di danza e i commercianti in genere. 
È lunga la lista degli addetti ai lavori del terziario che hanno voluto mettere la faccia per far sentire la loro voce. Un chilometro di volti che nascondono un anno di difficoltà per le aziende e per le loro famiglie. La catena umana è il segnale evidente di un diffuso malessere economico. 

“Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese” hanno dichiarato i presidenti della Confcommercio di Arezzo Anna Lapini e di Confesercenti Mario Landini, che hanno coordinato la manifestazione aretina insieme alla vicedirettrice di Confcommercio Catiuscia Fei e al direttore di Confesercenti Mario Checcaglini. 

I rappresentanti delle associazioni di categoria sono poi saliti fino al Palazzo del Governo dove sono stati accolti dal prefetto Anna Palombi. È stata l’occasione per consegnare un documento contenente dieci richieste: ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato; riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse; moratoria fiscale per gli anni 2020-2021; proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021; rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti; taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese; creazione di un piano “ripartenza” per il terziario; vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario; pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi; passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

“Dieci richieste” riassumono Confcommercio e Confesercenti “ma che possono riassumersi in due principali: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione”.
La manifestazione aretina ha riscosso grande successo e si è svolta in contemporanea con altre dieci città toscane. Oltre Arezzo anche Firenze, Grosseto, Massa, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena e Viareggio, all'unisono, hanno inteso rivendicare una diversa gestione dell’emergenza pandemica, in grado di conciliare diritto alla salute e diritto al lavoro.

VOCI DALLA CATENA

C’era anche il Primo Rettore della Fraternita dei Laici Pier Luigi Rossi a testimoniare la vicinanza alle imprese: “Come Palazzo di Fraternita siamo a fianco delle attività commerciali ed economiche sia di Piazza Grande che del centro storico e della città in generale. Ho voluto manifestare la mia vicinanza e ritengo che sia necessario allargare l’orizzonte scientifico ed economico per garantire salute e lavoro”. Gianluca Drago ristoratore de Il casale di Pieve a Quarto: “Vogliamo salvare le nostre imprese. I ristoranti sono chiusi dal 26 ottobre e non sappiamo come e quando potremo riaprire.

Una situazione che oltre a problemi economici crea angoscia non semplice da superare. Mentre attendiamo i ristori arrivano solo bollette a cui dobbiamo fare fede. Siamo allo stremo”. Per le scuole di danza la situazione è grave ed è Letizia Bonciani a ricordare “le difficoltà che stiamo attraversando da un anno. Con la partecipazione alla manifestazione intendiamo rappresentare il disagio. Non abbiamo ricevuto nessun ristoro.

Le chiusure sono ingiuste e immotivate. È necessario ripartire”. Andrea Fazzuoli del ristorante le Logge Vasari di Piazza Grande: “Vogliamo far sentire la nostra voce. Tutti stiamo attraversando momenti difficili. Basta guardare i volti delle tantissime persone che hanno partecipato alla manifestazione per capire le preoccupazioni con le quali conviviamo da mesi. Servono serie programmazioni da parte del Governo e certezze”. A testimoniare le difficoltà delle agenzie di viaggio è Novella Pellegrini di Pellegrini nel Mondo: “Siamo con le saracinesche abbassate da un anno. Chiediamo di ripartire in sicurezza, c’è bisogno di poter tornare a lavorare”.