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Arezzo, un anno di Covid: la provincia paga con 280 morti e 15mila positivi

Francesca Muzzi
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Un anno fa esatto, il 4 marzo 2020, cominciava la pandemia. Il segnale che qualcosa di brutto stava per succedere fu la chiusura di tutte le scuole. Arezzo cominciava già allora a pagare un prezzo alto al Coronavirus. I contagi alla scuola elementare Montebianco, i positivi dopo la serata di ballo e una situazione che cresceva giorno dopo giorno, tanto da fare temere la chiusura totale della città. Poco o nulla si sapeva del Covid, anche se il sindaco Alessandro Ghinelli aveva chiesto più e più volte di chiudere le scuole prima di quel 4 marzo.

Ad un anno di distanza, la provincia di Arezzo, rispetto a quella senese e grossetana, paga il prezzo più alto di una pandemia che ancora non è finita e che anzi, proprio nell’Aretino sta ricominciando ad allungare i suoi tentacoli. I dati sono ricominciati a salire e si rischia la zona rossa. Nel frattempo se lo sguardo torna indietro, i numeri sono impietosi. La provincia di Arezzo dal 4  marzo 2020 al 2 marzo 2021, segna 14.248 positivi. 280 sono stati i decessi, solo a febbraio di quest’anno, 34, mentre le guarigioni hanno toccato i 12.366. A Grosseto i positivi sono 5.271, i decessi 110 e i guariti 4.582, mentre nel Senese 8.363 positivi, 207 decessi e 6.632 guariti. Segno che come posizione geografica e di mobilità, Arezzo è considerato un crocevia di più rispetto a Siena decisamente più chiusa e a Grosseto, città soprattutto frequentata in estate. 

Il direttore generale della Asl, Antonio D’Urso, come commenta questi dati? “Senza dubbio questi dodici mesi - dice - hanno cambiato il nostro modo di vivere e di lavorare. Difficile dimenticare la sofferenza di tanti pazienti ma anche la forza di tanti professionisti della sanità e dell’assistenza che da un anno non si sono mai fermati”.

Guardando l’andamento dei dati, sottolinea che “la provincia di Arezzo ha vissuto una parabola particolare: nella prima ondata siamo riusciti ad evitare i grandi numeri che all’inizio avevano coinvolto solo alcune parti d’Italia, poi da ottobre tutta la nazione è entrata nella seconda ondata che ancora, a mio giudizio, non è terminata”.

La situazione non migliora, anzi Arezzo rischia la zona rossa. Colpa dei comportamenti? Delle varianti?

“Arezzo e la sua provincia sono al momento sorvegliati speciali anche dalla Regione Toscana. Senza dubbio la situazione è complicata dall’aumento dei casi e dalla presenza delle varianti Covid. Noi stiamo mettendo in atto tutte le misure di prevenzione per cercare di bloccare il diffondersi dell’epidemia, penso agli screening di massa con Territori Sicuri, al tracciamento dei casi e a quanto stiamo facendo per la campagna vaccinale”.

Che cosa possiamo fare ancora?

“E' fondamentale che tutti continuino a rispettare le regole di igiene personale, distanziamento, protezione con i dispositivi perché sono fondamentali per contrastare l’epidemia in attesa che la vaccinazione possa raggiungere i numeri da tutti auspicati”.

Quando ne usciremo?

“Non possiamo dare date o traguardi. Certo ci vuole ancora tempo. Non ci sono formule magiche ma solo grande attenzione e responsabilità da parte di tutti. Rispetto delle regole, ricerca e organizzazione delle cure e campagna di vaccinazione intensa. Con questi tre elementi assieme riusciremo a superare la pandemia”. Che continua comunque a preoccupare. I dati di ieri parlano di altri 106 casi nella provincia di Arezzo e 50 nel capoluogo. Il sindaco Alessandro Ghinelli una settimana fa ha firmato l’ordinanza per chiudere le scuole. Come un anno fa. Quando la serrata scolastica dette la percezione di quello che stava per succedere. Le mascherine sono diventate compagne quotidiane, i gel e il distanziamento lo stesso. La vita è completamente cambiata e adesso l’unica via d’uscita è il vaccino: “Ma nell’attesa non abbassare la guardia”.