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Arezzo, obbligazioni Banca Etruria: condannato dipendente per truffa, quattro assolti

 Il giudice Ada Grignani

Marco Antonucci
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Un dipendente condannato a dieci mesi e al pagamento di 300 euro di multa (pena sospesa), quattro assolti e altri cinque usciti dal processo perché le denunce presentate contro di loro sono state ritirate dagli stessi risparmiatori. Sono questi i verdetti emessi ieri mattina dal giudice Ada Grignani al termine del processo che ha visto dieci tra direttori e addetti ai titoli di quella che fu Banca Etruria chiamati in causa, con l’ipotesi di truffa, per il collocamento di quelle obbligazioni subordinate emesse da Via Calamandrei nel 2013 e diventate carta straccia dopo due anni, quando l’istituto aretino fu posto in risoluzione.  Il processo conclusosi ieri nell’aula Miraglia alla Vela ha visto, con il passare del tempo, riunite in un unico fascicolo d’udienza più posizioni, quelle di dieci dipendenti della banca.

Episodi diversi, per luoghi, somme investite e dinamiche dei fatti, non legati tra loro se non dal fatto di essere tutti riconducibili al collocamento di quel titolo che finì con l’essere spazzato via dal default della banca. Da una parte i risparmiatori, le cui denunce hanno portato alle indagini della Procura tra acquisti giudicati “forzati” da chi aveva poi perso i propri soldi e Mifid non veritieri; dall’altra i bancari che si sono sempre difesi spiegando che non avevano fatto altro che il loro lavoro, che quei titoli avevano ricevuto tutte le autorizzazioni e che in molti casi loro stessi li avevano acquistati, consigliandoli anche ai loro familiari. “I dipendenti non potevano conoscere i rischi” ha sottolineato ieri mattina nel corso delle repliche uno dei difensori, “il bilancio della banca indicava un valore aggiunto di 588 milioni, in linea con quanto previsto da Basilea 2”.

Ieri dunque si è chiuso un altro capitolo giudiziario della vicenda obbligazioni. Il pm Luigi Niccacci aveva chiesto condanne per quattro dipendenti a un anno e sei mesi e al pagamento di 600 euro di multa. La pena dell’unica condanna emessa - dieci mesi e pagamento di 300 euro di multa - è identica a quelle disposte nell’autunno del 2019 dai giudici Angela Avila e Claudio Lara nelle sentenze di primo grado dei primi due maxi procedimenti aperti a carico di dipendenti per l’ipotesi di truffa nel collocamento di quei bond subordinati.

Quattro i dipendenti che erano stati condannati in primo grado dal giudice Angela Avila, 17 i bancari ex Bpel assolti e tra questi anche i cinque funzionari di quella che era stata ribattezzata la “cabina di regia” che avrebbe spinto per piazzare quei titoli. 
Una condanna, sei assoluzioni e non doversi procedere nei confronti di tre dipendenti che si sono visti ritirare la querela presentata nei loro confronti: questo era stato il verdetto del giudice Claudio Lara nel secondo maxi procedimento che aveva visto riunite più posizioni. 

Lo stesso iter che ha portato nel processo aperto di fronte al giudice Grignani i casi che hanno visto chiamati in causa i dieci dipendenti. Fatti contestati avvenuti in filiali dell’Aretino ma anche di province limitrofe o addirittura in un’altra regione. Tra novanta giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza. Sotto la lente anche il nodo legato alla prescrizione: prevista in sette anni e mezzo, secondo le difese e quanto stabilito negli altri processi, dovrebbe decorrere dal 2013. Di avviso diverso l’accusa di questo processo che l’ha invece spostata al 2015. Una questione importante da sciogliere anche in vista del ricorso in appello.