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Arezzo, viaggia in Porsche a spese dell'azienda fallita: orafo denunciato per aver sottratto 600 mila euro per auto, viaggi, cene

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Viaggiava in Porsche e conduceva una vita ad alti livelli tra vacanze, cene e spese. L’orafo attingeva tutti quei soldi, sostiene la Guardia di Finanza di Arezzo, dalle casse dell’azienda che amministrava. Andata in fallimento. In tutto ammonta a 600 mila euro la somma “succhiata” per esigenze personali dall’imprenditore e adesso recuperata a tassazione in quanto ritenuta “provento illecito”. Il tenore di vita troppo elevato dell’uomo ha insospettito gli inquirenti delle fiamme gialle.

Troppo benessere. Non in linea con i redditi di lavoro dipendente che dichiarava. La Compagnia di Arezzo ha così deciso di scavare nei documenti e nell’esistenza dell’imprenditore, fino a maturare la convinzione che attingeva sistematicamente somme dalle casse della società, o più semplicemente addebitava sul conto corrente aziendale tutte le spese personali. Inclusi viaggi e soggiorni anche all’estero con la famiglia, pranzi e cene in ristoranti, canoni di leasing, spese per l’assicurazione e il carburante dell’auto di grossa cilindrata, la Porsche appunto, a suo uso esclusivo.

Tutto inizia, spiegano alla Compagnia della Guardia di Finanza di Arezzo, guidata dal capitano Federico Vanni, nella primavera di un anno fa quando le fiamme gialle aretine, al termine di meticolose indagini, arrestarono l’imprenditore per appropriazione indebita ai danni di una società dichiarata fallita, nel 2019, operante nel settore della produzione della commercializzazione di oro e di bigiotteria. Passate al vaglio le condotte e le disponibilità dell’uomo, è stato ricostruito tutto il presunto illecito attingimento. Una distrazione del patrimonio dell’azienda: bancarotta.

Dopo l’iter giudiziario che portò all’arresto, la Guardia di Finanza ha avviato una verifica fiscale molto approfondita ed ha recuperato alla tassazione i circa 600 mila euro che costituiscono redditi mai dichiarati al Fisco, sulla base di una specifica normativa che consente di assoggettare ad imposizione fiscale i proventi di natura illecita. I ripetuti attingimenti e l’utilizzo della società come bancomat, ora vengono contestati all’uomo fino all’ultimo centesimo.

Le indagini condotte, si legge in una nota diffusa dalla Guardia di Finanza, “testimoniano la particolare attenzione che il Corpo riserva alla tutela dell’economia legale, contrastando l’azione di imprenditori disonesti, soprattutto in questo periodo di marcata crisi causata dalla pandemia”.