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Arezzo, la zona rossa divide i sindaci della provincia. Meoni (Cortona): "Non ce la meritiamo"

Francesca Muzzi
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Dalla Valtiberina alla Valdichiana e poi Casentino e Valdarno. I sindaci delle quattro vallate si dividono sulla chiusura della provincia per una settimana. Sono soprattutto i comuni che hanno pochi contagi a chiedere spiegazioni al presidente Eugenio Giani. Il metodo di fare “di tutta un’erba un fascio” proprio non va giù. Tra questi c’è Luciano Meoni, sindaco di Cortona: “Ci troviamo anche noi ad entrare in zona rossa - dice - ma non lo meritiamo. Quando un popolo si comporta bene non può avere lo stesso trattamento di altre zone della nostra provincia. A Cortona spettava quanto meno la zona arancione, se non quella gialla. Siamo dispiaciuti soprattutto per i nostri ragazzi e per il mondo economico”.

Sempre in Valdichiana, Mario Agnelli, sindaco di Castiglion Fiorentino parla di: “Una decisione molto dolorosa anche per le attività economiche, non solo per le scuole del nostro territorio, considerato che quattro comuni su cinque della Valdichiana Aretina tra cui anche Castiglion Fiorentino rientrano ampiamente sotto la soglia dei 250 casi su 100.000 abitanti”. Dalla Valdichiana alla Valtiberina. Arriva da Badia Tedalda il disappunto di Valentino Gori consigliere comunale: “Siamo esterrefatti della scelta di passare tutta la provincia di Arezzo a zona rossa. Il nostro comune è praticamente covid free da quest'estate, fortunatamente abbiamo avuto pochissimi casi negli ultimi mesi, tre o quattro attivi al massimo. Al presidente Giani vorrei ricordare che un anno fa ci autodichiarammo ‘zona rossa’ per il numero di positivi nel nostro paese, quindi abbiamo esperienza sul ‘controllo’ del covid”. Mauro Cornioli, sindaco di Sansepolcro che già aveva rischiato la zona rossa e Sansepolcro l’aveva scampata grazie alla chiusura delle scuole accetta invece la decisione: “Consapevoli dei sacrifici - dice il primo cittadino biturgense - e delle difficoltà che la zona rossa impone a tutti, con le scuole che rimangono chiuse e le lezioni in Dad, l'obiettivo è quello di rallentare la diffusione del virus subito, per non correre il rischio di dover rincorrere gli effetti dello stesso fra qualche settimana e per tempi più lunghi”. 

Dal Casentino arriva la voce del presidente dell’Unione dei Comuni Lorenzo Remo Ricci: “Noi come sindaci del Casentino avevamo richiesto di considerare il nostro territorio come distretto sanitario distaccato da quello di Arezzo e Valtiberina avendo un indice di contagio inferiore al limite. Ma così purtroppo non è stato. Siamo vicini ai nostri commercianti e a tutti coloro che devono chiudere le loro attività. Ma dobbiamo accettare le decisioni nella prospettiva che si possa uscire da una situazione di emergenza nella quale siamo ricaduti anche per colpa delle varianti”. Infine Silvia Chiassai Martini, sindaco di Montevarchi: “La situazione, in fatto di contagi, è rapidamente peggiorata. Saremo la terza provincia a restare chiusi dopo Pistoia e Prato che hanno numeri più alti dei nostri. La zona rossa è una scelta obbligata. Dobbiamo essere responsabili, anche se mi permetto di non condividere la chiusura delle scuole anche in assenza di focolai. Da genitore ritengo che non ci siano ‘ristori’ di alcun tipo per le conseguenze che subiscono i nostri figli e le famiglie”.