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Arezzo, addio a Maurizio Kovacevich ex direttore degli Allevatori. Quell'intervista del 2008: la Chianina, il Lions, i figli attori

Luca Serafini
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Addio a Maurizio Kovacevich. Per 44 anni è stato direttore dell’Associazione Allevatori di Arezzo. Figura carismatica, competente, dinamico. Si è impegnato per la valorizzazione della Chianina. Tutela dei produttori e della qualità. Kovacevich ha accompagnato con sapienza la trasformazione delle campagne aretine e la modernizzazione degli allevamenti. Un giorno disse: "Spesso mi sono capito meglio con gli animali che con gli uomini. Certo, gli animali non parlano, ma so percepire cosa vogliono. Difficile, spesso interpretare certa gente". Il bisnonno era un capitano degli Ussari. Venne in Italia, al Ducato di Lucca, nel 1830 su richiesta della Duchessa che aveva chiesto dieci ufficiali al governo austroungarico. Restò lì poi si trasferì a Livorno dove Maurizio era nato nel 1933. Gli studi, la zootecnia, Arezzo. Una vita nel Lions Club, ex governatore della Toscana. Dei figli Uberto e Amina, attori e registi (Libera Accademia del Teatro), diceva: “Ne vado fiero”. Oggi il funerale alla Badia. 

 

Ecco il testo dell'intervista dell'aprile 2008 a Maurizio Kovacevich per la rubrica Fuoco di Fila.

 

Maurizio Kovacevich, agronomo, per 44 anni direttore degli Allevatori Aretini. La bistecca con l'osso è stata definitivamente riabilitata. La fine di un incubo.

"Era l'ora".

Mucca pazza e dintorni. Grande allarmismo e giuste cautele. Ma che riflessione ha maturato, alla fine, su tutta questa vicenda?

"Una vicenda non tecnica, ma commerciale, come altre storie, tipo la peste aviaria. Dalle nostre parti non si è mai riscontrato un caso di Mucca Pazza. Nonostante gli scompensi che ci sono stati, alla fine il caso Bse ci ha fatto un piacere, nel senso dell'ulteriore valore aggiunto ottenuto dalla nostra Chianina e dello sviluppo di questo tipo di allevamento. Avevamo già la certezza che i nostri capi bovini fossero allevati localmente, con tutti i crismi, ma abbiamo colto l'occasione per valorizzare questa straordinaria Razza".

Le è mai capitato di vedere capi di bestiame maltrattati, esposti a rischi, tenuti in condizioni illegali?

"Mai viste cose del genere nei nostri allevamenti. In passato può essere capitato di vedere situazioni limite nei trasporti: animali sovraffollati, non abbeverati. Casi sporadici. Piuttosto va sottolineato il rapporto positivo, direi quasi 'intimo', tra i nostri allevatori e il bestiame. Ricordiamoci che una volta i contadini avevano la camera da letto sopra alla stalla e spesso, attraverso una botola, controllavano gli animali. Quella realtà non esiste più, ma restano il rispetto e la grande, cura anche oggi quando per l'80 per cento gli allevamenti sono all'aperto e nei quattro, cinque mesi invernali il bestiame sta in stalle moderne che prevedono anche
la possibilità di tenere gli animali liberi".

Controlli di qualità. Siamo davvero garantiti?

"Sì. Il servizio di veterinaria della nostra Usl lavora seriamente. E' stato uno degli elementi determinanti per la difesa della nostra produzione".

Dove si mangia, nell'Aretino, la vera bistecca Fiorentina?

"Non in certi ristoranti, anche della Valdichiana, dove al cliente viene servita una bistecca bassa. La vera Fiorentina deve essere molto alta, al sangue dentro e ben cotta sopra e sotto".

In quasi mezzo secolo di attività, il volto del territorio, dell'agricoltura e dell'allevamento in terra di Arezzo, sono cambiati da così a così…

"Ho lavorato in una realtà totalmente diversa da quella attuale. Ricordo i poderi senza energia elettrica, con il lume a petrolio che rischiarava le notti. La gente delle nostre campagne arrivava a 80 anni senza aver mai visto il mare né essere salita in treno. C'è stato un sviluppo turbolento. Grandioso, ma per certi aspetti tragico".

Che rapporto ha avuto con gli animali?

"Spesso mi sono capito meglio con gli animali che con gli uomini. Certo, gli animali non parlano, ma so percepire cosa vogliono. Difficile, spesso interpretare certa gente, specialmente gli uomini pubblici".

L'episodio più curioso?

"Ero giovane, in un alpeggio della Valtiberina. Fui attaccato da una giovenca, non da un toro. Se la prese con le e me la vidi davvero brutta. Caddi e la bestia poteva calpestarmi. Fortuna volle che inciampò e finì ginocchioni. Me la detti a gambe".

Da dove viene il cognome Kovacevich?

"Mio bisnonno era un capitano degli Ussari. Venne in Italia, al Ducato di Lucca, nel 1830 su richiesta della Duchessa che aveva chiesto dieci ufficiali al governo austroungarico. Restò lì, poi si trasferì da Lucca a Livorno, dove sono nato io."

Poi Arezzo e la passione per la zootecnia.

"Studiavo a Firenze e quando potevo correvo in bicicletta a Compiobbi, perché adoravo la campagna con i suoi paesaggi e i suoi profumi. L'odore della stalla mi piaceva un sacco e passavo le ore vicino al bestiame. Sognavo di andare via da Firenze e trasferirmi ad Arezzo, dove avevo uno zio, e dove ho potuto dedicarmi a ciò che mi piaceva. L'agronomia, gli allevamenti".

Lions. Lei ha ricoperto cariche importanti.

"Il Lions club è una associazione di servizio che ha come scopo l'amicizia e la fratellanza. Una trentina di anni fa fui avvicinato da questa realtà ed entrai nell'Arezzo Host, dove sono tuttora. Nel 2005 sono stato eletto governatore dei Lions della Toscana ed era la prima volta che tale carica capitava a un aretino. Ricordo che i fiorentini non gradirono poi troppo questa cosa del livornese diventato aretino. E qualcuno storse la bocca davanti alle immagini scelte per il mio gagliardetto col motto 'Cammina e servi la libertà…': la Minerva e la Chimera." 

Lei è padre di Uberto e Amina, due aretini eclettici, attori e registi. Ce li descriva.

"Ne vado fiero. Uberto doveva fare l'agronomo, ma si è fermato quattro esami prima, Amina doveva fare l'avvocato, ma ha lasciato a tre esami dal termine. Però l'importante è che nella vita uno trovi gusto nel fare ciò che gli di maggior soddisfazione. Tutti e due hanno succhiato l'amore per il teatro da bambini, nel Piccolo Teatro. Hanno coltivato le loro qualità e hanno creato la Libera Accademia del Teatro. Amina ha lavorato con l'Arca Azzurra di Chiti. Uberto si è specializzato nel mimo e spesso appare in programmi televisivi. Tutti e due seguono molti giovani allievi e fanno con passione questa attività."

Dopo aver lasciato la direzione dell'Associazione Allevatori, lei cosa fa?

"Mi sono rimesso a fare ciò che facevo all'inizio della mia carriera: l'agronomo. Ho lo studio e seguo pratiche e faccio consulenze su piani di recupero, progettazione di stalle e altro. Sono giudice non togato presso il tribunale per le cause agrarie".

Tutela del territorio. Come stiamo?

"Non benissimo. Non ci vogliamo rendere conto che il territorio si difende dall'alto. La montagna, voglio dire, svolge una funzione insostituibile. L'abbandono causa disastri. I pascoli montani che abbiamo seguito in questi anni sono stati preziosi. Pensiamo al valore che la zootecnia ha esercitato per zone come Badia Tedalda, Sestino, l'alto Casentino. Trascurare il territorio, i fossi, la regimazione delle acque produce squilibri e rischi ambientali: scompensi che poi si riflettono in pianura".

La cosa di Arezzo che ama di più?

"La campagna. Quando da bambino venivo dallo zio a Stoppe d'Arca, guardavo entusiasta i poderi e dicevo: ma di chi sono questi bei giardini?"

La cosa di Arezzo che detesta?

"Invece di guardare di traverso Siena e Firenze, dovremmo pensare più a noi e al nostro sviluppo".

Miglioramento genetico: che significa?

"Si esaltano gli elementi positivi della razza con accoppiamenti mirati per trasmetterli alle generazioni successive. Su questo campo il progresso non deve fermarsi. La colonazione non è negativa a priori. Con le piante di  atto esiste. Pensiamo all'innesto. Pensiamo alla nostra Chianina, a come è diventata da animale da lavoro un animale da carne, e che carne. Questo è avvenuto esaltando le sue parti nobili, la costata per le bistecche e il posteriore per le braciole."

Che altro fare per la Chianina?

"Ancora controlli, ancora qualità e promozione. Va difesa con i consorzi. Va resa riconoscibile e va fatta apprezzare per quel che vale, cioè tanto".

Che idea ha dei vegetariani?

"L'organismo umano ha bisogno di proteine animali. Senza si campa peggio. Il vegetariano, con tutto il rispetto, è uno al quale manca qualcosa."