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Arezzo, dal ramoscello d'ulivo alla mascherina al post pandemia: il messaggio dell'arcivescovo verso la Pasqua

Marco Antonucci
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L’uso delle mascherine e lo stop agli assembramenti rappresentano, per l’arcivescovo Riccardo Fontana, “una questione morale”. Non poteva mancare un riferimento alla pandemia nel messaggio inviato ai fedeli aretini per la Pasqua 2021.

Un opuscolo nel quale si invita il popolo della diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro a molteplici riflessioni, dove i temi legati al cammino di fede di ciascuno finiscono anche con il confrontarsi con la quotidianità rappresentata dall’emergenza sanitaria.

“Il tempo che stiamo vivendo è segnato oggettivamente da una sofferenza divenuta presente in ogni parte del mondo. Il male fa paura a tutti, ma è da stare attenti a come lo si racconta” ammonisce l’arcivescovo. “Come non è prudente mettere in discussione l’efficacia degli interventi che gli scienziati ci propongono, cerchiamo di capire, come donne e uomini di fede, qual è il nostro contributo nella complessità di questo tempo di pandemia”.

“Il mio augurio è che questo tempo complesso ci aiuti a pensare, ad attivare il senso critico, a chiederci se il modello di società che stiamo praticando è quello più giusto perché tutti siano rispettati e felici”.

“Rendere gli aretini responsabili” scrive ancora Fontana, “è fare una questione morale degli assembramenti e dell’uso delle mascherine. Sensibilizzare la gente a non trasgredire con leggerezza le norme date da chi, nella comunità, ha il dovere di stare attento al bene comune è certamente una scelta morale, ma anche materia di religione. Chiediamo l’aiuto di Dio, ma dobbiamo fare anche la nostra parte”.

L’arcivescovo di Arezzo getta anche uno sguardo al futuro, a quando il Covid sarà un terribile ricordo, e alla sfida che attende tutti: “Quando sarà finita la durissima pandemia, per favore, liberiamoci dal pensiero di ricostruire il passato. Ci è chiesto di edificare un mondo più giusto, dove non abbiano cittadinanza la violenza, la discriminazione tra le persone, il trionfo dei sensi sulla libertà che, invece, viene dal rispetto vicendevole”.

E ancora: “Non si tratta di ricostruire ciò che con la pandemia è andato perduto: sarebbe troppo poco rimpiangere il passato. Sarebbe perdere anche un’occasione propizia”. Fontana ricorda le parole di Papa Francesco: “Ciò che sta avvenendo può risvegliare tutti. E’ tempo di rimuovere le ingiustizie sociali e le emarginazioni. Se cogliamo la prova come un’opportunità, possiamo preparare il domani all’insegna della fratellanza umana, a cui non c’è alternativa, perché senza una visione d’insieme non ci sarà futuro per nessuno”.

Un lungo messaggio augurale, quello che l’arcivescovo ha inviato agli aretini per una Pasqua che sarà celebrata osservando una serie di limitazioni che sono state ricordate nei giorni scorsi dai vescovi della Toscana in un documento. Dalla Domenica delle Palme, con particolari attenzioni alla consegna dei ramoscelli di ulivo o di palma, al Giovedì Santo che non potrà prevedere la lavanda dei piedi. La celebrazione della Veglia Pasquale, dovrà terminare in un orario che permetterà ai partecipanti di rientrare a casa in tempo per il coprifuoco.

“I fedeli che non possono essere presenti fisicamente alle celebrazioni” è l’indicazione dei vescovi toscani, “siano invitati dai loro parroci a seguire le celebrazioni trasmesse in diretta dai mezzi di comunicazione sociale presiedute dal Santo Padre ed eventualmente dal vescovo diocesano”.