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Arezzo, senza vaccino donna di 90 anni gravemente malata. Lo sfogo del figlio ex giornalista che la assiste in casa 24 ore su 24

Luca Serafini
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Qualche anno fa leggeva il tg di Arezzo in televisione e scriveva sul giornale, oggi Felice Cini, 60 anni, vive dalla mattina alla sera per accudire la mamma malata e novantenne. Ne è tutore, si prende cura di tutte le sue necessità. E aspetta il vaccino che fino ad oggi non è toccato né alla madre, la signora Lea, né a lui in quanto ‘caregiver’, come si dice oggi.

Felice Cini, cosa succede?

“Succede che il vaccino per una donna di 90 anni e invalida non c’è, nessuno ci ha contattato e io che ho provato a mettermi in lista come familiare di una persona fragile vengo respinto dal sito web. Quindi voglio dire che è una vergogna. Viviamo con poche centinaia di euro il mese, dallo Stato riceviamo il minimo indispensabile e la copertura dal Covid non l’abbiamo”.

L’età della mamma è elevata. E le condizioni?

“Nel 2010 le fu diagnosticata la demenza senile ingravescente che infatti si è evoluta. E’ allettata nel vero senso della parola, non cammina. Ha il diabete. L’ultima cartella clinica riporta il grave deterioramento cognitivo con ipertensione arteriosa, una grave storia di cardiopatia ischemica con messa a rischio dell apparato coronarico. Non è tutto: disfagia grave in encefalopatia e ischemia multinfartuale. E’ anche portatrice di un versamento cerebrale per il quale occorre idratarla con catetere venoso e ogni giorno provvedo io”.

Che aiuto riceve?

“Gli ausili della Asl: il lettino con sponde, la sedia a rotelle, le traverse e i pannoloni, i farmaci”.<CF1403>

Ma il vaccino contro il Coronavirus no,

“Il medico non ci ha chiamato. Mia mamma a suo tempo fu vaccinata contro l’influenza, poi stop. Noi attendiamo, sappiamo che ci sono poche dosi. Il tempo passa e mi sembra tutto incredibile. Il portale della Regione sulle vaccinazioni a persone vulnerabili e disabili per i non autosufficienti non prevede una corsia preferenziale. Chi è nelle condizioni di elevata fragilità come mia mamma non rappresenta una priorità: la lista accetta solo chi ha più di 16 anni e meno di 80. Fosse stata in Rsa sarebbe rientrata nella fascia degli ospiti. Vive con me ed è ancora scoperta rispetto all’antidoto. Come del resto io, familiare convivente, nonché tutore. Vivo facendo assistenza a mia mamma per tutta la giornata per ogni suo bisogno e necessità, eppure la dose non mi tocca. Non posso neanche sedermi in “panchina” per gli stessi motivi. In questo Paese e nella nostra regione vige la raccomandazione come unico criterio anagrafico. Assurdo. Non voglio fare polemica, citare il caso Scanzi o altro, rappresento solo la mia situazione che mi pare profondamente ingiusta”.

Sente lo Stato lontano?

“Sì. Io ho perso il reddito per la condizione in cui mi sono trovato. Ero giornalista, ora ex. Viviamo con una pensione di invalidità di 1473 euro. Tolto l’affitto e le bollette, restano 800 euro e non è facile”. 

Cosa intende fare?

“Sto pensando ad un esposto. Mi batto contro questo stato di cose, contro istituzioni che non sono vicine a chi soffre. L’altro giorno all’ospedale San Donato hanno scoperto la bellissima statua di Enzo Scatragli per le vittime del Covid. Quella corona di spine mi ha colpito: rappresenta la sofferenza di chi è morto e di chi sta per morire. Chi lotta contro virus e spesso indifferenza”.

Il caso Scanzi la irrita?

“Dico solo che è stato vaccinato prima di tanti anziani e di chi assiste gli anziani”.