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Arezzo, l'avvocato che non ha voluto il vaccino che gli spettava: "Prima gli altri in base a età e salute". Stop dosi alla giustizia

Luca Serafini
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C’è chi sgomita e chi si intrufola nelle file. Ma anche chi si fa da parte per concedere ad altri il proprio posto. Come l’avvocato Mirco Meozzi, uno dei circa mille uomini di legge del foro aretino. Gli spettava di diritto la somministrazione AstraZeneca in virtù della corsia preferenziale stabilita dalla Regione per il settore “giustizia” (stoppata ieri) ma ha risposto “No, grazie”.

Avvocato Meozzi perché l’ha fatto?

“Un gesto naturale, dovuto, spontaneo. E mi stupisce che vi risulti così straordinario”.

Beh, la corsa ai vaccini impazza, la “panchina” è presa d’assalto e la vostra categoria era ampiamente garantita.

“Intanto premetto che sono favorevole al vaccino, vera e unica via di uscita dalla pandemia. L’immunizzazione è da incentivare. Non ho condiviso gli allarmismi su AstraZeneca e voglio vaccinarmi. Quindi lo farò, come i miei familiari. Ma quando mi è arrivata la comunicazione dell’Ordine degli Avvocati ho fatto una riflessione”. 

Quale?

“Era il mese scorso e ho deciso di non aderire alla vaccinazione riservata a noi avvocati: non mi sono prenotato sul portale. Per rispetto sociale, solidarietà. I vaccini servono prima ai più bisognosi, in base all’età anagrafica e alle condizioni di salute. Quindi rispetto a me, che ho 46 anni e che pure rientravo tra gli aventi diritto, ci sono altri che devono venire sicuramente prima di me”. 
E infatti la Regione ha cambiato registro: stop dosi alle toghe, prenotazioni riaperte ma solo per chi era registrato prima che il blocco di Aifa per AstraZeneca facesse saltare la prenotazione. La precedenza - è la linea nazionale - va agli anziani. E la Toscana è fanalino di coda per gli over 80.

Anche lei, Meozzi, ha scritto un commento tra le migliaia nella bacheca di Andrea Scanzi, che ha la sua stessa età e si è vaccinato.

“Sì, l’ho scritto ma senza alcun accento polemico e tantomeno offensivo. Un confronto di idee. E la mia è che si doveva seguire fin dall’inizio il criterio dell’età e dello stato di salute indipendentemente dalle attività lavorative”.

Così ha declinato l’invito.

“Mi sono detto: sono giovane rispetto a molti colleghi e posso aspettare. L’occasione concessa non l’ho voluta sfruttare, ripeto, per rispetto e per solidarietà verso chi più di me ha bisogno, benché anche io abbia genitori di una certa età e sia consapevole anche del ruolo che noi operatori della giustizia abbiamo esposti a frequenti incontri con le persone”. 
Sono centinaia in provincia di Arezzo le persone della giustizia che hanno avuto accesso al vaccino. Avvocati, magistrati, personale degli uffici.

“Assicuriamo un servizio essenziale e la sicurezza nei tribunali è importantissima”, sottolinea il presidente dell’Ordine degli avvocati di Arezzo, Roberto De Fraja. Nella prima fase l’immunizzazione era possibile per gli operatori sotto i 55 anni, poi fino a 65.Alta l’adesione. Ora stop.

L’avvocato Domenico Nucci fu il primo a usare la mascherina in tribunale quando ancora non era d’obbligo. Un giudice lo rimproverò pure a inizio 2020: “La usano i malati”. Lui rispose: “Allora mi metta in quarantena”. Poi la pandemia ha travolto tutto, giustizia compresa. Nucci è convinto che la dose sia dovuta agli avvocati. “Chi ci attacca perché i vaccini sono stati riservati a noi mentre mancano a molti anziani” dice “coglie nel segno rispetto al mancato funzionamento del piano vaccinale, ma sbaglia completamente nella valutazione della giustizia. Che è centrale, lo sarà sempre di più e va tutelata”.