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Arezzo, crac Banca Etruria: confermato il sequestro dei beni ai vertici dell'istituto

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Processo per il crac di Banca Etruria, confermato il sequestro dei beni ai vertici dell'istituto di credito. La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, e da altri sei big dell’istituto contro i sequestri scattati su richiesta del commissario liquidatore Giuseppe Santoni. Il valore complessivo della richiesta si aggira intorno ai 12 milioni di euro. Case e terreni sono finiti al centro di un contenzioso che si è trascinato per mesi.

 

Ora, dopo l’udienza del 10 dicembre, è arrivato il verdetto definitivo: sigilli confermati, dunque, ma solo sulla carta visto che ogni provvedimento legato al sequestro potrà essere esecutivo solo in caso di sentenza passata in giudicato. Il ricorso, giunto fino alla Cassazione, era stato presentato oltre che da Lorenzo Rosi anche da Mario Badiali, Giampaolo Crenca, Federico Baiocchi Di Silvestri, Piero Burzi, Alberto Rigotti e Giovanni Inghirami. Una richiesta di sequestro, quella firmata dal commissario liquidatore Santoni, disposta a garanzia di un eventuale risarcimento danni in caso di condanne nel processo per bancarotta. Una vicenda che ha dato vita a un lungo contenzioso giudiziario: già una volta la Cassazione era stata chiamata ad esaminare il ricorso dei legali ed aveva rimandato il fascicolo al tribunale del riesame di Arezzo. 

 


I sigilli - del tutto simbolici - erano stati confermati e contro questa decisione era stato depositato un nuovo ricorso, articolato a seconda delle differenti posizioni degli ex amministratori. Questioni di natura estremamente tecnica sono finite sotto la lente dei giudici della Suprema Corte che in 24 pagine hanno ripercorso le varie fasi e spiegato le motivazioni che hanno portato alla decisione. Una vicenda che si intreccia con quella del processo per bancarotta che ieri ha vissuto l’ennesima udienza dibattimentale nella inusuale sede della Sala dei Grandi del palazzo della Provincia, vista l’indisponibilità dell’aula Miraglia alla Vela per l’impossibilità di osservare le norme anti Covid. Ieri, dopo la testimonianza di Anna Maria Lapini, ex componente dell’ultimo cda della banca, è stata la volta di Leonardo Poggiali, il primo dei consulenti convocati dalle difese, chiamato a ricostruire, da un punto di vista tecnico, alcune delle operazioni finite nel fascicolo del processo. Il dibattimento riprenderà giovedì prossimo primo aprile: previste le audizioni di altri consulenti delle difese dei venticinque ex vertici e amministratori chiamati in causa per il crac dell’istituto di Via Calamandrei. Un processo, quello per la bancarotta, che si avvia verso le battute finali. Entro maggio, infatti, dovrebbe concludersi la fase dibattimentale con le requisitorie dell’accusa, gli interventi delle parti civili e le arringhe dei difensori.