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Arezzo, il direttore della Asl D'Urso: "Più letti in terapia intensiva" e continuano le polemiche su Scanzi

Francesca Muzzi
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Non bastava il Covid, adesso ci si è messo anche Andrea Scanzi. Le polemiche sul suo vaccino da panchinaro “perché - parole di Scanzi - sono figlio unico di genitori fragili”, non si arrestano. Ieri il giornalista aretino - ne dà notizia Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della commissione di vigilanza della Rai - è stato sospeso come collaboratore della rete televisia La7 (Anzaldi chiedo lo stesso anche per la Rai dove Scanzi è ospite al programma Cartabianca) che proprio domenica, durante il programma di Massimo Giletti “Non è L’Arena”, aveva ricostruito la vicenda.

Alla trasmissione era intevernuto anche lo stesso direttore generale Antonio D’Urso che nell’intervista rilasciata a Francesca Carrarini, parla di “una nostra indagine interna che è stata avviata e che ancora non si è conclusa. Stiamo aspettando l’esito delle verifiche - sottolinea D’Urso - effettuate sulla posizione di Scanzi che ha usufruito della vaccinazione con AstraZeneca. Le verifiche che stiamo facendo sono sulle sue parole rese da Scanzi all’atto dell’ammissione alla vaccinazione”. “Scanzi - ha spiegato D’Urso a La7 - ha dichiarato di essere un caregiver sia a noi che durante alcune sue interviste. Il piano nazionale vaccini indica come caregiver le persone che sono nominate dalla stessa persona disabile e quindi gli uffici stanno verificando questo. La vaccinazione con AstraZeneca in questo momento è limitata ad alcune categorie di persone, se Scanzi non aveva queste caratteristiche non poteva accedere alla vaccinazione. Il decreto parla di conviventi e caregiver. Questi ultimi sono venuti fuori col piano vaccini del 13 marzo perché fino ad allora i caregiver come le persone fragili non venivano vaccinate. Prima del 13 marzo Scanzi avrebbe avuto modo di accedere alla vaccinazione come panchinaro, solo se apparteneva alle categorie che in quel momento avevano la precedenza. La panchina c’era, ma non era destinata ai caregiver”.  Una vicenda, quella di Scanzi che si intreccia con la situazione che sta vivendo l’ospedale San Donato di Arezzo. 
La curva dei contagi non accenna a diminuire. Anche ieri si sono registrati 152 casi. I ricoverati in bolla Covid sono 105, mentre in terapia intensiva il numero è al limite. Attualmente sono 21. 


Ma, come dichiara lo stesso D’Urso: “Negli ultimi giorni c’è stato un significativo aumento di accessi in terapia intensiva che ha richiesto un ampliamento di letti in sede, per garantire la stabilizzazione e la sicurezza dei pazienti. Al momento arriviamo a gestire al San Donato fino a 24 pazienti. Oltre a questi è necessario attivare i trasferimenti presso le Rianimazioni Covid della rete, in prima battuta Grosseto (che fra le rianimazioni Covid regionali è quella che risulta con il minore tasso di occupazione sulla disponibilità) e Siena. Auspichiamo di raggiungere un equilibrio superando il picco epidemico che ci auguriamo che arrivi presto”. Con l’aumento dei ricoveri e l’ospedale di Arezzo ormai saturo, si era anche parlato di attivare aree Covid in Valtiberina, a Sansepolcro e in Casentino, all’ospedale di Bibbiena. Per il momento, però il direttore generale frena: “Sansepolcro e Bibbiena al momento sono ospedali no Covid - risponde - Qualunque eventuale cambiamento nell’assetto verrà valutato nel caso in cui se ne presenti la necessità sulla base dell’andamento epidemiologico. Il nostro obiettivo è mantenere questi presidi ospedalieri funzionali e no Covid”. Anche per garantire ai pazienti prestazioni mediche per altre patologie.