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Lavoro o pallone: due ragazze lasciano l'Arezzo Femminile. L'assessore Scapecchi: "Inaccettabile che siano costrette a scegliere”

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“Quando sono venuto a conoscenza di quanto accaduto alle calciatrici Carolina Paganini e Laura Teci, in forza all’Arezzo calcio femminile, sono rimasto esterrefatto”. L’assessore allo sport Federico Scapecchi commenta così la notizia della rinuncia agli allenamenti e al campionato, loro malgrado, delle due giocatrici amaranto a causa delle condizioni imposte dall’azienda per la quale lavorano, per il timore di un contagio derivante dall’attività agonistica.

A rendere noto l'episodio il presidente Massimo Anselmi che spiega: “Le due ragazze non faranno più parte, non per causa nostra, ma perché l’azienda per la quale lavorano temeva un contagio da Covid, perché giocavano a pallone”. L’azienda, interpellata, non replica. “Ma - dice Anselmi e si legge anche nel comunicato della società - Essendo il campionato di Serie C femminile di interesse nazionale le misure cautelative anti contagio sono precise e stringenti, ed ogni settimana la Società rispetta il protocollo obbligatorio stabilito dalla Lega Nazionale Dilettanti con tamponi settimanali ai quali tutto il gruppo squadra si sottopone. La Società desidera ricordare che sin dall’inizio della stagione si è sempre adoperata per tenere sotto controllo la situazione programmando ed effettuando numerosi test anche quando non risultava obbligatorio per garantire a tutti i tesserati e le tesserate lo svolgimento dell’attività in totale sicurezza. Certamente la situazione che stiamo vivendo non facilita la risoluzione di questo problema, ma appare fuori luogo porre due atlete di fronte ad una scelta così difficile per il periodo sociale che stiamo attraversando. Consapevoli di agire nel pieno rispetto delle regole ribadiamo con forza che ogni sforzo per permettere alle calciatrici Teci e Paganini di poter proseguire di giocare verrà portato avanti”.

“Comprendo benissimo la preoccupazione di un imprenditore - dice ancora l'assessore Scapecchi - rispetto ai danni a cui la propria azienda può andare incontro se si sviluppa un focolaio al suo interno, ma difendo anche il sacrosanto diritto dei lavoratori e delle lavoratrici a impiegare come meglio credono il proprio tempo libero. Tra l’altro, nella fattispecie, l’Arezzo calcio femminile sottopone settimanalmente a tampone, a proprie spese, tutte le calciatrici. Quanti fanno lo stesso con i propri dipendenti? Ho espresso la mia solidarietà al presidente dell’Arezzo calcio femminile, Massimo Anselmi, anch’egli imprenditore, che ha investito e continua a investire nella squadra e che da questa situazione sta subendo un danno. Ho potuto constatare con i miei occhi il rigoroso rispetto delle regole che vige all’interno del centro sportivo dell’Acf, di conseguenza questa situazione suona come una vera e propria beffa. Mi auguro che i prossimi giorni registrino un’evoluzione in senso positivo e che la squadra amaranto, terza in classifica e in lotta per la promozione in serie B, possa di nuovo contare sull’apporto delle due bravissime atlete nei confronti delle quali confermo la mia solidarietà. Diversamente, sono pronto a sostenere l’Acf e le calciatrici nelle eventuali azioni di tutela che vorranno intraprendere”.