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Arezzo, le tre Croci a San Zeno ricordano la via Crucis che salta per il secondo anno di fila

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Niente via Crucis. Succede per il secondo anno consecutivo. Anche l'anno scorso vennero annullate tutte le processioni. Ma nonostante questo gli organizzatori della Passione che ogni anno richiamava tanti fedeli sulla collina di San Zeno, hanno deciso lo stesso di celebrare il Venerdì Santo. Lo hanno fatto piantando le tre Croci sullo stesso scenario che da anni era teatro della Passione di Nostro Signore. Un gesto per tutti i fedeli che si sono soffermati a recitare una preghiera. Lo stesso è successo anche a Castiglion Fiorentino dove il sindaco Mario Agnelli ha postato la foto dello "scenario naturale del Teatro dei Cipressi, luogo tanto caro scenografia della famosa Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo del Giovedì Santo. Quest'anno a ricordo anche di uno dei grandi ideatori da poco scomparso, Danilo Nucci, le croci sono state collocate tra i cipressi che circondano il Piazzale Garibaldi". Quest'anno la via Crucis per via del coprifuoco è stata celebrata alle ore 15 e così sarà anche la veglia pasquale che sarà celebrata nel tardo pomeriggio di oggi, sabato 3 aprile. 

“Usciamo dalla paura. Bisogna costruire il nuovo”, ha detto in settimana l’Arcivescovo Riccardo Fontana annunciando le celebrazioni della Settimana Santa e ha colto l’occasione per dare un messaggio di Fede e di speranza agli aretini. “Quello che è successo lo sappiamo tutti. Adesso dobbiamo costruire. Non ripristinare quel che c’era ma fare il nuovo”. Un messaggio augurale che l’Arcivescovo ha raccolto anche in un opuscolo dove ha voluto rafforzare il linguaggio attraverso le immagini degli affreschi di Piero della Francesca per rendere la lettera inviata alle famiglie ancor più efficace  con l’auspicio di “recuperare la speranza per un futuro di pace, fede e carità”. E con la schiettezza che lo contraddistingue Riccardo Fontana ha detto: “La Pasqua non è l’occasione per fare le torte e le colombe.

Non c’è niente di male ma non dimentichiamoci che la vera Pasqua è una dimensione interiore utile a recuperare l'interiorità. Leviamoci di dosso l’idea che la Pasqua si riduca a fare il giro delle sette chiese. Se non ci rimettiamo in pace con Dio, con se stessi e con gli altri è solo una Pasqua superficiale. La croce, quella vera è ritrovare il senso della nostra vita”.