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Arezzo, dopo il rogo a Valentino Shoes in 160 in cassa integrazione e il sindacato chiede ricostruzione e produzione in Valdarno

Michele Bossini
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Un rogo mai visto. Il fuoco si è divorato la fabbrica Valentino Shoes di via Valiani a Levane che produceva scarpe da donna per la celebre griffe: circa tremila metri quadrati tra la parte adibita alla produzione, quella adibita a mensa e altri servizi. Un polo produttivo attivo da qualche anno e dove lavorano 160 dipendenti.

Le lingue di fuoco nella notte tra giovedì e venerdì si vedevano da lontano. E tanto fumo. L’inferno, dopo la mezzanotte. Sul posto sono corsi i Vigili del Fuoco che hanno lavorato fino al mattino. Irrimediabilmente perduta la fabbrica, scongiurato un disastro peggiore se il rogo avesse attaccato le aziende vicine che usano sostanze chimiche. Oltre al personale del distaccamento di Montevarchi e del comando provinciale di Arezzo, sono arrivate squadra da Cortona, Bibbiena e Pratovecchio, oltre che dai comandi di Firenze e dai distaccamenti di Figline e Firenze Ovest. Un totale di 44 uomini e 16 mezzi fra cui due autoscale per lavorare allo spegnimento dall’alto.

A Levane in via Valiani anche i Carabinieri e personale sanitario del 118 con il gruppo maxi emergenze, con una serie di ambulanze di Misericordia Valdambra e Croce Rossa di Arezzo, poi Misericordia di San Giovanni, pulmino attrezzato della Misericordia San Giovanni ed Elisoccorso Pegaso, pronti a intervenire in caso di necessità. Ma non ce ne è stato bisogno anche perché, visto l’orario, dentro la fabbrica non c’era nessuno. I vigili del fuoco hanno lavorato incessantemente fino alla mattina per domare l’incendio e poi bonificare e mettere in sicurezza l'area, posta sotto sequestro per permetter di svolgere indagini volte a capire che cosa sia stato alla base del divampare delle fiamme.

Per fortuna i vigili del fuoco sono riusciti a circoscrivere la fiamme: vicino alla Valentino Shoes ci sono infatti delle aziende orafe e di galvanica che impiegano solventi e altri prodotti chimici che, se bruciati, possono dare origine a una nube tossica, e le conseguenze sarebbero state ben più pesanti per la salute pubblica. Invece la semplice nube di fumo non ha richiesto l’emissione di ordinanze restrittive da parte del sindaco di Bucine, Nicola Benini, accorso sul posto.

Da capire adesso quale sarà l'immediato futuro dei dipendenti dell'azienda. Per fare il punto già ieri pomeriggio c’è stato un incontro fra le organizzazioni sindacali e la direzione dello stabilimento. Per il momento si partirà con tredici settimane di cassa integrazione ordinaria, anche se i tempi per una ricostruzione saranno più lunghi.

“Per il futuro immediato” spiega David Scherillo della Femca Cisl “l'azienda infatti ha una serie di ordinativi di 13.000 paia di scarpe al giorno e la produzione, in qualche modo, va recuperata in fretta. Quello che noi abbiamo chiesto, anche con alcune proposte concrete di aziende che potrebbero mettersi a disposizione, è che il Valdarno resti punto di riferimento, pur con la consapevolezza che la vallata non è in grado di riassorbire per intero la mole di lavoro che l'azienda ha attualmente da portare avanti”.

Di questo aspetto si tornerà a parlare nel prossimo incontri, forse già sul finire della prossima settimana. Del fatto che la produzione debba rimanere Valdarno è convinto anche Gabriele Innocenti della Filctem Cgil: “Lo stabilimento di Levane deve essere ricostruito da zero e chiediamo che Valentino si appoggi in questo momento, nei limiti del possibile, ad aziende del territorio. Sarà poi importante avere rassicurazioni sull'intenzione di investire qui, la mia impressione è che vogliano rimanere”. 

IL SINDACO DI BUCINE

Fra i primi ad accorrere alla Valentino Shoes, dove è poi tornato più volte nel corso della giornata, il sindaco di Bucine Nicola Benini: “E’ un durissimo colpo perché è stata colpita una realtà industriale e occupazionale di rilievo della provincia di Arezzo dove il lavoro, nonostante il Covid, era ripreso a pieno regime”.

Benini prosegue: “Fortunatamente i vigili del fuoco sono stati bravi a contenere l'incendio all'interno del lotto, senza interessare le fabbriche vicine perché trattando sostanza chimiche c’era il rischio si sprigionasse una nube tossica e le conseguenze sarebbero state ben più pesanti soprattutto anche per quello che riguarda la salute pubblica”.

Il pensiero va ai lavoratori: “Come comune vedremo se c'è possibilità in zona di reperire spazi dove potere riattivare tutto in tempi relativamente brevi. Oltre ai tempi delle indagini, ci vorranno comunque sette o otto mesi, prima di ritirare su un capannone industriale e riprendere la produzione. I danni ancora non sono quantificati, ma ci sono 160 persone che lavorano qui e questo danno, termina Benini, arriva in un periodo economico già disastrato: questa era un’azienda che lavorava a pieno regime, e questo dispiace ancora di più”.

Su quanto successo interviene anche il sindaco di Cavriglia Leonardo Degl’Innocenti o Sanni: “Il nostro pensiero e la nostra solidarietà vanno ai lavoratori coinvolti ed alla società che hanno perso momentaneamente il bene più prezioso dopo la salute: il lavoro. Un grazie ai vigili del fuoco ed alle altre forze dell'ordine che hanno svolto un servizio fondamentale per evitare che la situazione peggiorasse”.

Nella stessa notte in Valdarno i ladri hanno preso di mira alcuni esercizi commerciali di Terranuova. Indagano i carabinieri.