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Arezzo, esce fumo dalla caldaia del tribunale: malore a dipendente e viene chiusa l'aula dei grandi processi

Luca Serafini
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Fumo esce dalla caldaia del tribunale, un dipendente viene colto da malore e l’aula della Corte d’Assise di Arezzo, che ospita i principali processi aretini, viene chiusa per motivi di sicurezza. 

E’ successo alla Vela, l’ala “moderna” del tribunale di Arezzo nota per i grandi casi giudiziari - Variantopoli, Eutelia, Spaccarotella, padre Graziano, Banca Etruria - ma anche per i suoi difetti: ci piove dentro e non ha finestre apribili per il ricambio dell’aria. 
Ora anche le esalazioni. Era il pomeriggio di venerdì quando il fumo anomalo ha invaso le scale interne che collegano l’aula con il piano superiore: un passaggio, questo, utilizzato dai giudici. 

In tribunale era in corso l’attività giudiziaria di routine. Un cancelliere ha richiamato l’attenzione del dipendente addetto ai servizi interni al palazzo di giustizia. Giunto alla rampa di scale invasa dal fumo, quest’ultimo ha accusato un leggero malore tanto che sono intervenuti i sanitari con l’ambulanza per prestargli le cure sul posto, con tanto di referto medico. Per fortuna nulla di grave. Un lieve malessere.
Alla Vela sono arrivati anche i vigili del fuoco per la messa in sicurezza e il primo controllo, da approfondire, oltre agli addetti alla caldaia. A scopo precauzionale l’aula intitolata al compianto giudice Carlo Miraglia - la più grande del tribunale con tanto di tribuna - è stata interdetta con l’apposizione del fettucciato sulla porta. 

Proprio in questa aula si celebra l’udienza preliminare per la morte dei due impiegati dell’Archivio di Stato avvelenati nel settembre 2018 dall’argon sprigionato dall’impianto anti incendio. Una tragedia enorme, con tredici imputati e una serie di clamorosi deficit riscontrati nel corso delle indagini sul dispositivo che doveva spegnere le fiamme in caso di roghi e invece lasciò fuoriuscire il gas invisibile e inodore che uccise i due impiegati, non appena questi scesero nel locale interrato dove si trovano bombole e centralina. Erano andati a controllare perché l’allarme era scattato senza reale emergenza: una delle anomalie che, in sequenza, avrebbero determinato la tragedia. Tubi montati al contrario, assenza di sfiati esterni e altro ancora.

L’aula Miraglia è la stessa che ospitava il grande processo per la bancarotta di Banca Etruria, spostato da qui alla Sala dei Grandi in Provincia per l’inadeguatezza rispetto alle norme anti Covid su distanziamento e ricircolo dell’aria. Le vetrate infatti sono fisse. Più di una volta, anche in tempi recenti, il caldo esagerato in tutta la zona della Vela e in particolare in questa aula ha suscitato perplessità.

Temperature da sauna. Ora dopo la fuoriuscita di fumo la caldaia è oggetto di controlli per individuare e risolvere i problemi.
La Vela è anche celebre per le infiltrazioni di acqua piovana che penetrano dalla struttura metallica, a forma di vela appunto, e che puntualmente costringono gli inservienti a posizionare contenitori per raccogliere la pioggia, cartelli di pericolo e fogli di giornale per scongiurare brutte cadute.

Interventi risolutivi per rimediare a questo inconveniente costano fior di soldi che per ora non sono disponibili.
Intanto la pausa di Pasqua dell’attività dei processi dovrebbe consentire di effettuare controlli e adeguamenti di sicurezza in vista delle prossime udienze. In agenda, il 20 aprile, c’è quella per il caso Coingas con tredici imputati eccellenti che dovrebbe tenersi proprio qui.