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Arezzo, fabbrica di Valentino Shoes distrutta: giorni decisivi per progettare ripartenza. Pendolarismo su Montelupo e nuovo capannone

Luca Serafini
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Mentre c’è ancora puzza di bruciato in via Valiani a Levane, dove sorgeva lo stabilimento di scarpe per donna, Valentino Shoes Lab progetta la ripartenza produttiva. Per venerdì è già in programma un nuovo incontro con i sindacati. Per questi giorni i fornitori si sono impegnati a spedire i materiali - pelle e accessori - per la realizzazione delle 30 mila paia di calzature che l’azienda era pronta a realizzare, al ritmo di 1.300 al giorno, prima che tutto andasse in fumo. Ma da parte dell’azienda di Valdagno c’è tutta l’intenzione di onorare quell’ordine.

 

 

 

Come e dove? La forza lavoro di Valentino è composta da 160/170 addetti collocati subito in cassa integrazione ordinaria per tredici settimane però l’obiettivo è quello di rimettere subito in modo il personale del calzaturificio. Si cerca un capannone in Valdarno che abbia requisiti di capienza e macchinari compatibili o adeguabili. Potrebbero operarci una cinquantina di addetti.

Si vagliano alcune ipotesi e sarà percorsa la strada ritenuta più rapida e sicura in una chiave di efficienza e produttività. Contemporaneamente un gruppo anche nutrito di lavoratori che operavano a Levane potrebbe essere destinato per un periodo verso lo stabilimento Valentino di Montelupo Fiorentino. Anche in questo caso valutazioni in corso, con l’allestimento di un pullman per i pendolari. L’azienda metterebbe in campo, concordate con il sindacato, tutte le opportune misure per rendere sostenibile la trasferta degli addetti in una logica di interesse collettivo.

L’incendio dell’altra notte si è divorato un pezzo importante del distretto della pelle e delle calzature. L’edificio distrutto appartiene ad un’altra società e Valentino era presente in affitto. A due passi, l’azienda della celebre griffe possiede un blocco di recente costruzione adibito a uffici e magazzino che in questa fase funziona ancor più da quartier generale dove pilotare il futuro. Un futuro che sarà ancora in Valdarno con possibile ricostruzione nell’area bruciata.

 

 

 

La sensazione, anzi qualcosa di più, è che Valentino nonostante il disastroso rogo non farà marcia indietro verso il Veneto. Non fosse altro per le professionalità di cui dispone e che, detto per inciso, ogni imprenditore avveduto mirerebbe a rimettere quanto prima in piena attività per evitare che vengano sfilate dalla concorrenza. Situazione dunque fluida ma con punti fermi e obiettivi delineati.

A seguire passo passo l’evolversi della situazione e fornire contributi i idee e contatti, sono le organizzazioni sindacali con David Scherillo (Femca Cisl) e Gabriele Innocenti (Filctem Cgil). Intanto resta nebulosa l’origine dell’incendio che ha raso al suolo la fabbrica. La voce che pochi minuti prima fosse scattato l’allarme perimetrale, come a indicare una intrusione, non trova riscontro negli inquirenti che ribadiscono come al momento non vi siano elementi per accreditare un innesco doloso.