Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Fallimento Us Arezzo, si apre il processo per bancarotta a Mauro Ferretti e Marco Matteoni

Francesca Muzzi
  • a
  • a
  • a

Mauro Ferretti e Marco Matteoni sono accusati di bancarotta semplice. Comincia oggi il processo all’ex Us Arezzo che nel marzo del 2018 fallì, dando poi vita grazie all’esercizio provvisorio all’attuale S.S. Arezzo. Stamani la prima udienza che vede sul banco degli imputati i due ultimi ex presidenti. Da una parte Mauro Ferretti che sarà difeso dall’avvocato Francesco Scacchi del Foro di Roma e Marco Matteoni che si è affidato a due avvocati di Arezzo, Iacopo Gori e Teresa Malentacchi. L’ accusa per entrambi è quella di bancarotta semplice per avere aggravato un dissesto societario che già a giugno 2017 era alquanto compromesso. La Procura, attraverso i due curatori fallimentari che vennero nominati all’epoca, Vincenzo Ioffredi e Lucio Francario, ha acquisito tutto il materiale. Stamani davanti al giudice Ruggiero, sarà organizzato il calendario delle udienze e successivamente sfileranno testimoni della difesa e dell’accusa di quel periodo che portò Arezzo all’attenzione di tutta Italia. Era l’ottobre del 2017 quando l’allora presidente dell’Arezzo, Mauro Ferretti, in una conferenza stampa, dichiarava che non aveva più intenzione di restare proprietario dell’Arezzo. Cominciarono una serie di trattative che portarono la società amaranto nelle mani di Marco Matteoni che faceva capo alla società Neos sempre di Roma. Ma è l’inizio della fine. A dicembre sempre del 2017, l’Arezzo con un colpo di scena torna nelle mani di Mauro Ferretti. E’ il caos, Matteoni dichiara che salverà la società e paga di “tasca sua” uno stipendio. A fine gennaio il pacchetto che era della Programma Mutuo, cioè di Mauro Ferretti e che da questi è passato alla Neos, va nelle mani di Matteoni che a questo punto si prende il 99 per cento dell’Arezzo. L’uno per cento è invece rimasto nelle mani di Orgoglio Amaranto. Ma a gennaio quando il mercato si riapre la situazione è ormai compromessa. Il presidente Matteoni deve di nuovo mettere mano al portafoglio per pagare gli stipendi. A febbraio, alla vigilia del pagamento decisivo per la sopravvivenza dell’Arezzo, Matteoni il 16 dichiara che non trova soci che gli possano dare una mano e lo spettro del fallimento ora è tangibile. I giocatori mettono in mora la società e la domenica giocano a Pontedera l’ultima partita con le maglie dell’Us Arezzo. Ci vanno con le loro auto, perché non ci sono i soldi per il pullman. Tifosi inferociti e giocatori e allenatore, Massimo Pavanel che decidono di sfidare tutto e tutti e danno il via alla “battaglia totale”. Ma l’Arezzo non gioca. La Lega gli blocca le partite, mentre il sindaco Alessandro Ghinelli comincia a cercare i soldi per salvare la società. Servono subito 450 mila euro per pagare i giocatori e permettere all’Arezzo di tornare in campo. Il primo cittadino bussa alla porta di ogni imprenditore. Riesce a raccogliere tanto, mentre anche i semplici cittadini si mobilitano. A due giorni dall’udienza in tribunale per l’esercizio provvisorio, spunta l’imprenditore perugino Giorgio La Cava che deposita 100 mila euro. Il 15 marzo 2018 l’Us Arezzo viene dichiarato fallito. Nasce l’S.S. Arezzo sotto la presidenza La Cava e Pieroni. L’Us Arezzo muore e da oggi si scoprirà anche perché.