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Arezzo, il Caffè dei Costanti chiede un milione di danni a Ubi Banca e intanto organizza la riapertura

Luca Serafini
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Il Caffè dei Costanti chiede un milione di danni a Ubi. Sì, il bar storico che dal 1804 accompagna la vita della città e che ha fatto da sfondo al film La Vita è Bella di Roberto Benigni, ha portato in tribunale la banca che era proprietaria dell’immobile prima della fusione in Intesa Sanpaolo.

Motivo della guerra legale? Il veto posto da Ubi sulla vendita dell’attività, due anni fa, quando il niet dell’istituto di credito fece saltare la cessione da parte della società che gestisce “Le Stanze” alla Scudieri International srl, proprietaria di Scudieri e Giubbe Rosse a Firenze e di Nannini a Siena.

Lo scandalo sul presunto riciclaggio con i locali storici scoppiato a marzo ancora non era neppure nell’aria e quel parere sfavorevole di Ubi alla cessione, lamenta l’avvocato Niki Rappuoli, fu di grave danno per i gestori del Caffè aretino. All’epoca con Pietro Brocchi c’era Marco Grotti, poi le loro strade si sono divise e alle Stanze è rimasto solo Brocchi. Nell’udienza di martedì, il giudice civile di Arezzo, Andrea Turturro, ha invitato le parti a tentare la via della mediazione per trovare un accordo stragiudiziale.

 

 

 

L’avvocato Rappuoli sottolinea come gli effetti della cessione sarebbero stati salvifici per il Caffè il cui bilancio era appesantito: i compratori si sarebbero accollati tutte le pendenze e i debiti per 900 mila euro. Non ci sarebbe stato alcun passaggio di denaro e quindi, a posteriori, neanche una eventuale accusa di riciclaggio, come si contesta al magnate kazako Igor Bidilo che, è emerso poi, era in cabina di regia nelle varie operazioni di Scudieri. Ubi - che aveva ereditato Le Stanze da Banca Etruria - avrebbe fatto valere il suo veto ma andando oltre il perimetro di quanto consentito, osserva l’avvocato Rappuoli: l’altolà alla vendita era autorizzato qualora il compratore avesse snaturato continuità del servizio e standard ma qui non si sarebbe convertito il Caffè in bettola o friggitoria.

 

 

 

Lo sbarramento di Ubi a Scudieri, sostiene Rappuoli, sarebbe stato non motivato ed è quindi impugnabile. Ovviamente la banca con i legali dello studio Giovanardi di Milano oppone tesi diverse. Il tentativo di accordo è nella fase preliminare. Si vedrà. Il Caffè di piazza San Francesco è citato nelle carte dell’inchiesta della procura di Siena sui locali storici della città del Palio e di Firenze e Arezzo che vede una raffica di indagati e pesanti accuse ipotizzate. Coinvolto nell’inchiesta anche il presidente autosospeso della Camera di Commercio Massimo Guasconi.

Si fa riferimento ad un suo interessamento con Ubi alla cessione delle Stanze che non andò in porto per il diritto di parola esercitato dalla banca con ferma contrarietà alla vendita. Se fu un abuso o un legittimo esercizio di veto (perfino con preveggenza) è ancora presto per dirlo. Le vicende corrono su binari separati e al tempo della mancata vendita, se anche fossero in corso le indagini sul magnate kazako e gli altri, erano secretate. Intanto, per venire all’attualità del Caffè, Pietro Brocchi, tenace e inguaribilmente ottimista, scruta all’orizzonte per la riapertura del locale.

 

 

 

“Abbiamo fatto una riunione interna e c’è voglia di ripartire, aspettiamo di capire le decisioni che saranno prese su date, modalità e orari compatibili con attività come la nostra” dice Brocchi “e nello stesso tempo servono regole certe da far rispettare anche ai più indisciplinati contro assembramenti e per la sicurezza rispetto al Covid: perché dobbiamo riaprire per non richiudere”. Mesi di stop, di affitto e di spese varie da pagare: una sofferenza per chi gestisce un locale di per sé oneroso.

“Per i locali del centro storico è poi decisiva la ripresa del turismo, degli spostamenti delle persone che arrivano con i pullman” aggiunge Pietro Brocchi. “Le incertezze sono tante però io non mollo. Gestisco i Costanti dal 2007 ma guardo avanti e non indietro”.