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Arezzo, Alessandro non ce l'ha fatta. E' morto di Covid a 53 anni: la sua famiglia lo salutava ogni sera dal vetro dell'ospedale

Alessandro Bindi
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Non ce l’ha fatta Alessandro Nocentini. Dopo un calvario di 50 giorni l’uomo è morto nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Donato. Il Covid lo ha ucciso ad appena 53 anni. C’è il dolore della moglie Orlinda, e le lacrime delle figlie Sara Francesca e Alessandra e del suo compagno Matteo dietro quella finestra di speranza da dove per quasi due mesi i familiari hanno salutato giorno e notte Alessandro mentre combatteva contro il maledetto virus. Alla loro storia si è affezionata l’intera città. La speranza per i familiari era quella di veder tornare a casa Alessandro e di riabbracciarlo.

La promessa della figlia Alessandra: “Appena esce dall'ospedale, mi sposo. Deve essere lui ad accompagnarmi all'altare” ha commosso l’intera comunità aretina e quanti conoscevano Alessandro, noto per la sua attività lavorativa all’interno della ditta di telecomunicazioni Sistel e per la passione per lo speed down lo sport in discesa di cart senza motore. Una disciplina dove si era fatto conoscere e apprezzare tanto da essere eletto presidente della Federazione italiana cart’s. Tra gli hobby anche quello per l’arco all’interno del gruppo arcieri della chimera. “Purtroppo il sogno di mia figlia di essere accompagnata all’altare da Alessandro non si avvererà. Il Covid se lo è portato via dopo cinquanta giorni di sofferenza. Voglio ringraziarlo per la vita che mi ha donato fino adesso. Grazie amore per tutto quello che hai fatto per noi e la nostra famiglia”. Sono queste le parole struggenti della moglie dopo che ieri mattina ha appreso la notizia del decesso. Un amore lungo trent’anni interrotto dalla pandemia dopo che il coronavirus, a febbraio, è entrato nella famiglia Nocentini, invisibile.

“Alessandro si è ammalato di coronavirus” ricorda la moglie Orlinda “ed è stato ricoverato all’ospedale San Donato il 23 febbraio”. Sono state settimane di apprensione con la famiglia che si ritrovata sotto le stelle, ogni sera, al di là della grande vetrata della terapia intensiva Covid dell'ospedale di Arezzo, dietro alla quale nel letto, Alessandro  stava combattendo la sua battaglia per la vita. “La sera ceniamo alla svelta, poi veniamo qui. Tutte le sere” aveva raccontato ai media la moglie Orlinda appena dieci fa quando ancora erano vive le speranze di riabbracciare il marito. "Parliamo con il babbo anche se lui non ci può sentire” erano state le parole della figlia Sara Francesca che durante l’ora di visita a distanza ha continuato a raccontare al padre “cosa ho fatto e cosa succede” prima di salutarlo con il terrore nel cuore. “Quando andiamo via gli diamo la buona notte” erano state le parole di Alessandra “e io gli dico sempre di non fare scherzi. La notte è il momento più difficile. E' lunga e interminabile: quando è giorno ringrazio il cielo perché il telefono non ha squillato e nessuno, dall'ospedale, ci ha chiamato". Ieri la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sapere. La salma si trova esposta all’interno delle stanze mortuarie della Misericordia dove rimarrà fino al giorno dei funerali che si terranno lunedì alle 15,30 nella chiesa di Sant’Agnese a Pescaiola.