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Arezzo, ristoratore apparecchia in mezzo alla strada: "Non ho gli spazi esterni"

Francesca Muzzi
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Ha preso un tavolino, ci ha posizionato una tovaglia rossa sopra e lo ha messo in mezzo alla strada. Così Luca Falsetti, titolare dell’Osteria I Bottega, in via Fiorentina, ha protestato contro il nuovo decreto che da lunedì 26 aprile, nelle zone gialle, permette la riapertura dei ristoranti, ma solo per chi ha spazi esterni. Luca è invece tra quei ristoratori che gli spazi esterni non ce li ha e sarà costretto a continuare a fare l’asporto. “E’ una pseudo protesta - dice Luca - per dimostrare che chi non ha gli spazi esterni, alla fine se li prende anche in mezzo alla strada. Personalmente ho un ristorante che fuori non ha spazio, ma ha un marciapiede e quindi dal 26 di aprile se c’è chi riapre, ci sarà anche chi, come me, non lo potrà fare e continuerà a fare l’asporto solo per avere quelle 100-200 euro in tasca a settimana”. “Per carità - continua Luca - Io sono contento che alcuni miei colleghi lavorino, ma questo Decreto è riuscito a fare figli e figliastri. Io penso che in Italia, la metà abbia ristoranti che sono a marciapiede, perché non tutti si costruiscono per il pranzo o per la cena, per l’interno o per l’esterno”.

Luca, come tanti altri, dovrà attendere giugno quando i ristoranti potranno riaprire in toto e per il momento “continuerò a fare l’asporto”. La sua storia è simile a quella di tanti altri titolari di ristoranti che in questi 14 mesi hanno dovuto attingere ai propri risparmi. “Praticamente in questo periodo - continua Luca - io e mia moglie abbiamo fatto fuori un conto corrente che rappresentava dieci anni di risparmi e che non mi verrà più restituito. Praticamente ho investito per lo Stato e non mi va più di fare altro. Non posso tirare fuori altri soldi per avere spazi all’esterno per cercare di riaprire il prossimo 26 di aprile”. “In questo decreto non è stato pesato niente - prosegue - Non si rendono conto che la metà dei ristoranti non potrà riaprire lunedì prossimo”. Qualcuno ha anche proposto a Luca di chiedere al Comune di Arezzo di trovargli una soluzione magari proprio in via Fiorentina, ma lui risponde: “Sarebbe assurdo bloccare una delle arterie principale della città”.

E se c’è chi apparecchia ad Arezzo, c’è anche chi apparecchia in mezzo all’Autostrada. Ieri mattina c’è stata una nuova protesta dei ristoratori di Tutela Nazionale Imprese Ristoratori Toscani. Tra i rappresentanti aretini anche Italo Angori che proprio sabato al Corriere di Arezzo aveva parlato di questo nuovo decreto. “Vogliamo tornare a lavorare, ma non solo all’aperto e con il freddo - dice Italo - Il decreto è solo una limitazione che crea una frattura netta all’interno della nostra categoria. Tornare a lavorare solo con i tavoli esterni è davvero incredibile. Come ho già detto, speriamo che non piova”. La protesta ha creato disagi anche a chi doveva raggiungere il luogo di lavoro: “La nostra protesta danneggia chi va al lavoro? C’è gente che è 14 mesi che aspetta di andare al lavoro e che vuole tornare a farlo con regole chiare e precise. Non si può andare avanti così, è una follia. Tutto è insostenibile a prescindere dalla questione economica a livello psicologico”.  I ristoratori hanno scelto di nuovo l’autostrada, perché ribadiscono: “Gli autogrill hanno sempre lavorato. Sia a pranzo che a cena, perché noi non possiamo”. 
E tanti saranno i ristoratori che in questa settimana andranno a bussare alle rispettive amministrazioni comunali per chiedere ulteriori spazi. 
Tutto questo sempre che la curva dei contagi consenta di riaprire lunedì 26 aprile. Altrimenti se le regioni resteranno arancioni, tutto resterebbe come è adesso. Vala a dire con l’asporto per i ristoranti.