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Arezzo, crollo diga Montedoglio, perizia definitiva: "Concio condannato a crollare per errori di costruzione". Ma i due imputati verso assoluzione bis

Luca Serafini
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Il concio 9 della diga di Montedoglio era “condannato” a crollare per un vizio di origine: i gravi errori di progettazione e di costruzione (1979 - 1980) relativi al muro di sfioro. Lo afferma in modo definitivo la perizia dell’ingegner Sossio Del Prete in una relazione di 60 pagine che sembra destinata a chiudere definitivamente - undici anni dopo - il processo sul “disastro” della notte del 29 dicembre 2010. Quando il cedimento di tre conci dell’invaso fece temere l’allagamento di mezza Valtiberina: la paura fu enorme, per fortuna i danni risultarono contenuti, con conseguenze gravi alla struttura che è ancora sotto restauro.

 

 

Sì, il processo di Appello in programma oggi a Firenze potrebbe sancire che i responsabili del crollo ci sono effettivamente stati, decenni fa, e furono progettisti, costruttori, direttori dei lavori e controllori del cantiere. Ma sono morti. E l’assoluzione degli unici finiti a giudizio, Diego Zurli e Stefano Cola, già sentenziata ad Arezzo nel 2018, sarà con tutta probabilità confermata in secondo grado. I due rispettivamente ricoprivano i ruoli di Direttore dell’Ente acque Umbria Toscana e direttore ai lavori della diga, che era in fase di collaudo.

La causa principale del crollo del concio 9 della parete dello scarico di superficie, scrive nella relazione il perito, è “costituita dalla cattiva esecuzione del giunto di base della parete”. Ci fu una mancata attenzione in fase di realizzazione che “ha minato in maniera occulta e irreparabile la sicurezza della struttura”. Il vulnus stava nel fatto che calcestruzzo del basamento e parete non erano saldati assieme e quando, poche ore prima del crollo, la diga andò alla sua massima portata, la spinta dell’acqua determinò il collassamento. Ma perché concio e basamento erano collegati male?

 

 

 

Perché, dice il perito, era trascorso del tempo quando si procedette ai due getti, in più agirono le cattive condizioni meteo e non ci furono interventi specifici pure erano prescritti dalle normative vigenti. La “spinta idrostatica fino al limite superiore dello scarico di superficie” fece così cadere giù quel bestione di calcestruzzo e gli altri due accanto. Il concio 9 era “condannato al crollo” per “rotazione rigida intorno al bordo interno”. Ci furono poi, scrive Sossio Del Prete ulteriori concause: la difformità della esecuzione rispetto al capitolato e una serie di accorgimenti non presi.

Ma è la “errata realizzazione della ripresa di getto, tra la parete e la struttura di fondazione”, la causa di tutto. I due corpi della struttura, insomma, erano distinti, non saldati fra loro. La Corte d’Appello di Firenze chiede anche al perito se potevano essere percepite avvisaglie prima della data del crollo. Sossio Del Prete risponde che un crollo di questa natura “avviene senza deformazioni facilmente apprezzabili”, senza la formazione delle “lesioni” che si manifestano in altre circostanze. Si parla poi di una “evoluzione rapidissima” che rendeva “impossibile intervenire per dare stabilizzazione al dissesto”.

 

 

 

In più nella relazione viene specificato che quella cattiva esecuzione dell’opera non si poteva cogliere, perché posta in un luogo “non ispezionabile, a undici metri sotto il livello dell’acqua”. E quella parte era sommersa dal 2008.
Certo, osserva l’ingegnere Sossio Del Prete, spostamenti anomali sulla testa di parete e impercettibili movimenti potevano essere rilevati da dispositivi di monitoraggio, qualora fossero installati. Non c’erano. Così, nelle condizioni in cui l’invaso di Montedoglio si trovava, “non era possibile percepire i segni prodromici del crollo”. 

Nell’udienza di oggi i due imputati sono difesi dall’avvocato Piero Melani Graverini e l’Ente acque, citato come responsabile civile da uno dei danneggiati, è assistita dall’avvocato Luca Fanfani. In primo grado la procura di Arezzo aveva chiesto condanne al termine di lunghissime indagini. L’udienza di oggi potrebbe slittare per dare modo alle parti di studiare la relazione depositata in queste ore.