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Arezzo, pronta a ottobre la parte della diga di Montedoglio crollata nel 2010. Processo d'appello, dopo la perizia definitiva, sentenza a luglio

Davide Gambacci
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"I lavori stanno andando avanti e rispettano il cronoprogramma: salvo imprevisti, il nuovo muro sarà completato entro ottobre". Il cantiere è quello di Montedoglio e il presidente di Eaut, ente umbro-toscano che gestisce l'invaso, Domenico Caprini lancia segnali di speranza. I primi conci, due per la precisione, sono già in piedi e la ditta incaricata - la Krea Costruzioni di Terni - sta proseguendo con gli altri.

"E' un lavoro complesso - aggiunge Caprini - che come Ente Acque seguiamo passo a passo: il primo step dopo la demolizione di tutti i conci è stato rafforzare e sanare, utilizzando delle particolari procedure e materiali, il muro contro terra. Dopodiché la ditta ha provveduto a realizzare la platea in cemento da dove si ergerà il nuovo muro di sfioro. Verrà utilizzata la stessa tecnica, quella dei singoli conci che saranno poi uniti tra di loro: il muro verrà eretto sempre nello stesso punto. Sarà un metro più basso rispetto a quello che era presente, ma anche un metro più largo per avere maggiore stabilità". Intanto resta sotto sequestro una porzione del cantiere dopo il blitz del maggio 2020 dei Carabinieri forestali della Stazione di Sansepolcro insieme al pool ambiente della Procura di Arezzo: la palla, però, è nelle mani del giudice.

“Vero che l’area è ancora sequestrata – puntualizza Caprini – ma non intralcia l’avanzamento dei lavori per la ricostruzione del muro: anche nel cronoprogramma l’alleggerimento della terra contro il muro era una delle ultime fasi”. Una volta che pure il tribunale si sarà espresso nei confronti della ditta in subappalto alla Krea Costruzioni, ma solo per questa area di cantiere, i lavori potranno riprendere e verrà pure ripristinata la vegetazione. Una nuova vita, quindi, per Montedoglio: obiettivo puntato sul mese di ottobre per l’ultimazione del cantiere, dopodiché si procederà all’innalzamento del livello per arrivare quanto prima al collaudo finale. In mezzo, però, c’è anche l’ultimo tassello della vicenda giudiziaria relativa al crollo avvenuto nella serata del 29 dicembre 2010: il processo di Appello in programma ieri a Firenze è stato rinviato al 1° luglio; gli unici finiti a giudizio sono l’architetto Diego Zurli e l’ingegner Stefano Cola, rispettivamente direttore dell’Ente e direttore dei lavori al momento del collaudo finale.

La perizia definitiva dell’ingegner Sossio Del Prete traccia un segno chiaro sulle cause che hanno portato al disastro: “la cattiva esecuzione del giunto di base della parete”. Ci fu una mancata attenzione in fase di realizzazione che “ha minato in maniera occulta e irreparabile la sicurezza della struttura”. Tutta colpa del concio numero 9 per una “errata realizzazione della ripresa di getto, tra la parete e la struttura di fondazione”. E non era possibile, dice il perito, scorgere segnali premonitori di ciò che sarebbe successo sotto la spinta dell’acqua.