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Arezzo, furbetti del cashback fanno micro rifornimenti al self service. Benzinaio trova 22 scontrini per 10 euro di carburante

Alessandro Bindi
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Rifornimento a gocce tra le pompe di benzina. Ora ci sono anche i furbetti del cashback. Automobilisti che per scalare la classifica dei rimborsi previsti dal Governo, non si vergognano a rifornire il veicolo con pagamenti elettronici da poche decine di centesimi.

Quella dei micropagamenti è una cattiva abitudine che è caduta agli occhi del conosciuto benzinaio di via Anconetana. Roberto Bardelli, gestore dell’impianto Esso, nei giorni scorsi ha sgranato gli occhi quando si è trovato di fronte a una montagna di scontrini per un rifornimento di poco più di 10 euro.

Sono state addirittura 22 le transazioni al distributore automatico effettuate a colpi di appena 0,69 centesimi, 0,70 centesimi, 0,74 centesimi, 1,24 euro, 1,36 euro e così via. Piccole gocce di benzina a disprezzo della correttezza ma soprattutto che fanno lievitare le spese per le commissioni dovute dal distributore all’istituto di credito.

“Una cattiva abitudine” racconta Roberto Bardelli “che sta aumentando tra i clienti che utilizzano il self service. Viene da sorridere a immaginare l’automobilista che perde tempo a inserire la carta di credito, digitare il codice, eseguire la procedura per attivare la pompa per poi inserirla nel serbatoio ed erogare meno di un litro di benzina per poi riposizionare la pistola al suo posto e ripetere l’intera procedura per ben ventidue volte”.

Una follia che pare possa essere spiegata dal desiderio del consumatore di ottenere più pagamenti elettronici possibili per partecipare al cashback. Un comportamento che però pesa sulle tasche dei distributori. Gli oneri delle transazioni sono infatti sulle spalle dei gestori degli impianti che vedono lievitare le spese.

È chiaro che se c’è chi, per un pieno di poco più di 10 euro, effettua ben 22 pagamenti elettronici, la misura è ormai colma. E non è un caso singolo. “Il caso più emblematico sono i 22 pagamenti consequenziali di appena un euro” conferma Bardelli “ma l’ultimo episodio è di queste ore quando il self service ha registrato una serie di quattro pagamenti addirittura da 14, 16, 20 e 23 centesimi”. Praticamente un “pieno” da 73 centesimi suddiviso in quattro transazioni elettroniche. I furbetti del cashback naturalmente non ci mettono la faccia. “I micropagamenti elettronici” dice Bardelli “vengono effettuati quando gli impianti sono chiusi. Oltre alle spese c’è un inutile sperpero di scontrini che alla fine incidono sempre nelle spese a carico del gestore costretto a cambiare il rotoli di carta frequentemente.

Credo che sia sbagliato anche il sistema della lotteria ed è preoccupante che riesca ad innescare questi meccanismi tra i consumatori”. Il fenomeno aretino non è isolato. Pare che stia impazzando anche in altre realtà. Lucio Gori responsabile della Faib-Confesercenti Arezzo, il sindacato dei benzinai, conferma: “Sì, esistono anche i furbetti del cashback che fanno acquisti frazionati.

Colleghi di Prato e Firenze lamentano lo stesso fenomeno. Suddividere un pagamento in più tranche provoca un danno al gestore dell’impianto costretto a veder moltiplicare le commissioni bancarie aumentate proprio per colpa della crescente emissione di un numero di scontrini con cifre irrisorie sulle quali l’esercente non ha alcun guadagno".

“Il malcostume” dice Gori “è incentivato dal desiderio di vincere denaro. Lo scopo del furbetto del cashback infatti è ottenere più scontrini possibili e varcare la soglia minima di 50 transazioni in sei mesi e aumentare il numero di pagamenti elettronici che concorrono al SuperCashback da 1.500 euro per i primi centomila cittadini con il maggior numero di transazioni eseguite”.

“Una situazione per cui Confesercenti” spiega il responsabile di Faib “ha chiesto una soluzione che da un lato garantisca un equo concorso degli scontrini e dall’altro non danneggi categorie in sofferenza senza bisogno di dover pagare più commissioni del dovuto".