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Arezzo, l'arcivescovo Fontana scrive ai parroci: benedizione delle case dal 16 maggio. Acqua santa posticipata per il Covid

Marco Antonucci
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E’ stata solo posticipata, a causa dell’emergenza Covid. La benedizione delle case ripartirà dopo il 16 maggio. La data l’ha indicata l’arcivescovo Riccardo Fontana in una lettera inviata a tutti i parroci della Diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro. “Vi auguro una buona missione, visitando e benedicendo le persone che incontrerete. Molti si chiedono quando avviarla. Certamente ogni parroco sa scegliere i tempi e i modi nel rispetto di Dio, della Chiesa e del popolo che si va a visitare e benedire. Considerando le difficoltà del presente, con devozione potremo dare ascolto al Vangelo dell’Ascensione - ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura’ - e da quel giorno in poi avviare il cammino di Benedizione”.

La data è appunto quella dell’Ascensione, domenica 16 maggio, indicata da monsignor Fontana per riannodare quel filo che lega i parroci ai propri fedeli. “L’Acqua Santa è ad un tempo l’annunzio pasquale, ma anche il segno che il pastore della parrocchia porta in ogni casa, riproponendo l’appartenenza della famiglia alla comunità cristiana del luogo”. “Un importante momento di vicinanza” ricorda Fontana, “di ascolto e di conoscenza vicendevole”.

Il Covid ha stravolto il nostro quotidiano e anche il legame tra la Chiesa e i fedeli ha dovuto far fronte alle restrizioni dettate dalle regole anti contagio. “La benedizione” ricorda Fontana nella sua lettera, “era ed è un momento di sacrificio - la fatica per pulire e mettere tutto in ordine da parte della famiglia, la fatica del parroco di andare in ogni dove vi fossero i fedeli a lui affidati - Era ed è tuttora anche un momento di festa” sottolinea l’arcivescovo ricordando “la gioia dei chierichetti, che andavano di casa in casa con il loro parroco”. Benedizione che “è anche oggi un momento speciale, molto utile per scoprire le solitudini, i malati, gli anziani che raccontano le loro esperienze di vita. Si possono ritrovare anche i giovani e dialogare con tutti”.

“La realtà di oggi” scrive ancora Fontana, “si rivela molto più complessa di quello che appare. In molte famiglie ancora si vive questo momento nel rispetto della tradizione cristiana. Quando il parroco, sfidando la stanchezza e le preoccupazioni, cura bene l’incontro con la sua gente come missione al popolo, l’Acqua Santa, diventa un modo concreto per rispondere all’invito del Papa ad essere ‘una Chiesa in uscita’. Non è importante la data, purché vi sia un calendario condiviso, che aiuti tutti a favorire l’incontro con la Chiesa, che favorisce l’incontro con Cristo”. “L’Acqua Santa non è un giudizio” le parole dell’arcivescovo, ma un incontro, un dialogo”.