Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, riaprono anche i templi della Massoneria. Il Gran Maestro: "La vita della Loggia non può svolgersi sul web". Nell'Aretino 300 fratelli

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

La zona gialla che scatta oggi consente di riaprire anche le porte dei templi della Massoneria. Per le dieci logge di Arezzo e provincia, frequentate da oltre trecento “fratelli”, termina così il periodo di lockdown nel quale l’attività “in presenza” è stata vietata. Con Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, 23 mila iscritti, cerchiamo di caprine di più sulle ripercussioni del Covid nell’attività dei liberi muratori, con i loro riti di iniziazione e di passaggio di grado, sospesi fino ad oggi.

Che effetto ha avuto l’emergenza sulle Logge?

“Accanto al problema sanitario e a quello economico, gravissimi, c’è quello della vita relazionale, che ha toccato tutti. Lontani per forza dai templi, i fratelli non hanno potuto esercitare la ritualità massonica fatta di strette di mano, abbracci, incontri. Le riunioni da remoto e le telefonate, che pure ci sono state, non possono sostituire l’attività in presenza nei nostri templi”.

Da ora in poi il Grande Oriente si rimette in moto come da tradizione.

“Sì, nel rispetto rigoroso di tutte le normative previste dai dpcm. Dall’uso delle mascherine, al gel, alla misurazione della temperatura, al distanziamento, al numero di presenti in rapporto alle dimensioni del tempio”.

Mascherine sotto il cappuccio?

“Vorrei sfatare una delle tante credenze: il cappuccio viene usato in modo limitato, solo in determinati rituali, quando il profano viene iniziato e al suo ingresso tutti i fratelli lo accolgono. Quando il Maestro Venerabile dice ‘che la luce sia’ e gli altri si tolgono il cappuccio”.

Ci sono stati ingressi in Massoneria bloccati dalla pandemia per l’impossibilità di svolgere riti?

“Molti bussanti sono rimasti in attesa. C’è stata anche la situazione, dolorosa, di un bussante già votato per l’ammissione in loggia che aspettava la sua iniziazione ma purtroppo non ha avuto tempo: si è aggravato ed è morto. Ora, con la ripresa delle nostre tornate, i bussanti potranno essere accolti. Il numero di fratelli è in crescita e ritengo che crescerà ancora di più”.

Come fa a dirlo?

“Perché questo periodo di pandemia che ha scosso tutti ha sollecitato in ognuno riflessioni interiori sul senso della vita e interrogativi sulla sfera della spiritualità laica, ai quali la Massoneria sa dare risposte: da questa emergenza usciranno più persone consapevoli della necessità di incontrarsi, di fare un percorso di crescita e di elevazione”.

I fratelli hanno resistito a questo periodo di fermo?

“Hanno dimostrato pazienza e l’andamento degli assonnamenti, più basso rispetto agli anni passati, sta a dimostrarlo”.

Come sta la massoneria di Arezzo?

“Sta bene. Ci sono sei logge in città e altre quattro in provincia per oltre trecento fratelli. Le logge di Arezzo sono Cairoli, Dante Alighieri, Antichi Doveri, Italia Libera, Agorà e Giuseppe Mazzini. A Sansepolcro la loggia Alberto Mario, a Civitella la loggia Giulio Mazzon, a Montevarchi la Setteponti, a Cortona la Elia Coppi. I massoni aretini meritano un apprezzamento speciale perché questo territorio viene solitamente associato alla vicenda di Licio Gelli e della P2 che è una pagina nera, come ogni istituzione o associazione può avere, ma tale resta. Rigore, dedizione, serietà dei massoni aretini sono dati incontestabili”.

Il pensiero corre sempre a influenze su politica ed economia.

“La Massoneria punta al miglioramento della persona. Ogni persona poi opera negli ambiti sociali e professionali e fa le sue scelte ma non c’è assolutamente una direttiva imposta, un ordine di scuderia cui attenersi e anche l’appartenenza a movimenti e partiti è assolutamente libera”.

Massoni aretini eccellenti?

“Nell’incontro per i 150 anni della Loggia Cairoli, in sala dei Grandi, presente l’arcivescovo Riccardo Fontana, di cui apprezzai l’atteggiamento dialogante, fu ricordata la figura di Mariano Carlini. Cito poi, nel passato, Giovanni Severi che fondò la Banca Popolare, Elio Faralli che ne fu presidente a lungo, Aldo Ducci che è stato sindaco amato e capace. Ma tanti ottimi massoni sono rimasti fuori, ieri e oggi dalla luce dei riflettori”. 

Pronti dunque a riaprire le porte dei templi?

“Pronti. Ma con grande cautela e rispetto. Nei mesi successivi alla fine del lockdown 2020, è stato possibile, fino alla seconda ondata, tornare a riunirsi. Abbiamo anche tenuto a Rimini la Gran Loggia Annuale Nazionale e tutto si è svolto in ordine senza alcun problema”.

Per lei è stato un periodo difficile?

“Sono massone dal 1982 e questo è un periodo davvero di eccezionale difficoltà. Ma finirà. Da parte mia come Gran Maestro del Goi ho cercato di fare in modo che i fratelli non si sentissero soli. Che mantenessero fiducia nella ripresa. Ho ricevuto dimostrazioni concrete e commoventi di massoni che hanno sofferto emotivamente e spiritualmente per lo stop dovuto all’emergenza. La Massoneria è una formazione sociale che la Costituzione tutela e che ha per fine l’elevazione della persona e della comunità che essa esprime”.

Il web, il digitale, gli incontri da remoto aiutano la fratellanza?

“Usiamo la tecnologia, certo. Ma il Grande Oriente d’Italia è altra cosa. Incontri fisici. In presenza. Ci si guarda dritti negli occhi”.