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Arezzo, il giorno di Walter De Benedetto: condanna o assoluzione per la serra di marijuana per curarsi. La canzone sul suo caso

Luca Serafini
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Malato e condannato o malato e assolto? Lo sapremo oggi, martedì 27 aprile. Walter Benedetto, il disabile di 49 anni che si cura con la cannabis e che la produceva in serra sotto casa, compare davanti al giudice Fabio Lombardo per l’atto finale del processo.

Ha chiesto di parlare. Con la sedia a rotelle raggiungerà l’aula del tribunale ed esporrà le sue ragioni. Che sbattono, finora, con la giustizia italiana. La legge non consente la coltivazione di marijuana e il reato, rispetto al possesso, è più grave perché una coltivazione è potenzialmente più “pericolosa” perché si riproduce nel tempo. Le circa ventimila dosi ricavabili dalla piantagione di Ripa di Olmo sono costate oltre un anno di reclusione all’amico di Walter trovato dai carabinieri ad annaffiare le piante.

E oggi? Grande attesa. Mobilitazione sui social e in presenza. Perfino una canzone dedicata a De Benedetto (dei Matti delle Giuncaie), ci saranno dimostranti e politici. Affetto da artrite reumatoide, Walter rischia da due a sei anni (ridotti di un terzo per il rito abbreviato) ma potrebbe uscirne anche pulito. Ha regolare prescrizione medica e l’autoproduzione, nel suo caso, sembra oggettiva, nonostante le dimensioni rilevanti della serra. “Il dolore non aspetta. Mi assumo la mia responsabilità, mi sento a posto con la mia coscienza”, dichiara Walter con al fianco Meglio Legale, parlamentari, associazioni che spingono per una revisione della legge. 

LA CANZONE

“Matto mi dicono sei / un cavallo da legare sei / Sole o pioggia sorridi”. E il sorriso di Walter, nel video della canzone a lui dedicata, è una sfida al male che lo contorce. Ma è anche una “sfida” alla giustizia che decide se per la serra di marijuana terapeutica, il malato Walter deve essere condannato o no.

Si intitola “Matto” il brano dedicato a Walter De Benedetto: testo di Erriquez (scomparso il 14 febbraio), musica dei Matti delle Giuncaie e immagini che riprendono Walter De Benedetto - il 49enne affetto da artrite reumatoide a processo per coltivazione di cannabis - ora sul letto, ora col suo gatto, ora in cravatta al tribunale. 

 

 

 

“Matto perché la vita mi ha dato lo sfratto / perché non cedo al solito ricatto / perché mi voglio bene”. E ancora: “Al dolore sorridi / alla gioia sorridi. / Come si sta bene nella fantasia”. La musica è una danza spensierata e irridente. Scorrono le immagini di molti sostenitori della causa cannabis e della necessità di cambiare una legge superata e inadeguata. In bilico tra colpevolezza e innocenza, Walter è sotto i riflettori di una vicenda che attrae parlamentari e telecamere.

Condivisioni sui social a cadere. Mobilitazione attraverso tutto il Paese, palazzi delle istituzioni pressati: un movimento ispirato dai radicali ma non solo. Tutto è cominciato a Ripa di Olmo nell'ottobre 2019. I carabinieri che scoprono la serra e la sequestrano. Un amico sorpreso con l’annaffiatoio in mano che finisce nei guai penali (poi condannato a un anno, due mesi e venti giorni). Walter, proprietario del terreno, spiega agli inquirenti che la pianta serve a lui e non ad altri, necessaria per attenuare i dolori che lo tormentano. Cannabis terapeutica, appunto.

Ma per la procura la produzione è tanta, troppa (migliaia di dosi potenziali) sproporzionata, ha scritto il giudice Ruggiero, per l’uso personale come rivendica Walter con tanto di prescrizione medica della Asl, che gli passa una dose insufficiente per quel male che lo deforma, lo piega ma non lo spezza. Niente da fare, si va a processo. Il gup Fabio Lombardo, giudice di equilibrio, definirà il rito abbreviato chiesto dai legali di Walter.

Lui, De Benedetto, in carrozzina, provato ma lucido, lucidissimo, parlerà. Intanto alla vigilia, esce questo brano che è fonte di solidarietà ma anche di sostegno economico: il 50 per cento degli incassi delle vendite va infatti ad aiutarlo. Le parole le ha scritte Enrico "Erriquez" Greppi, compianto leader della Banda Bardò. Un inedito. I Matti delle Giuncaie, su Facebook, raccontano di come Erriquez trasformò la melodia in poesia. Rimasta in un cassetto, poi ripresa nel 2020 e dedicata “alla assurda storia di Walter De Benedetto". Ora “Matto” viaggia sui social, colonna sonora di un caso giudiziario e di una sfida.