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Arezzo, caso Martina Rossi caduta dal sesto piano: attesa a Firenze sentenza per tentato stupro. Prescrizione a ottobre

Luca Serafini
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La morte di Martina Rossi fu tragicamente rapida in quell’alba maledetta a Palma di Maiorca. Invece il processo sulle misteriose circostanze della sua caduta dal sesto piano dell’hotel Santa Ana sono un’agonia che dura da quel 3 agosto 2011. Un’eternità.

Oggi a Firenze è attesa la sentenza del processo d’appello bis che vede imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due giovani di Castiglion Fibocchi che avevano ospitato nella camera 609 la ventenne di Genova. Il procuratore generale Luigi Bocciolini ha chiesto la loro condanna per tentato stupro di gruppo: tre anni di reclusione. 

Le difese hanno chiesto di ripristinare l’assoluzione che fu sancita a Firenze ma che la Cassazione ha poi stracciato indicando travisamenti ed errori compiuti dai giudici di quel primo appello. In primo grado ad Arezzo, Albertoni e Vanneschi erano stati condannati a 6 anni, poi dimezzati dalla prescrizione che ha fatto evaporare una delle due contestazioni: la “morte in conseguenza di altro reato”. 

L’accusa sostiene che Martina sfuggiva da una violenza sessuale e nella concitazione mentre cercava di scavalcare da un balcone all’altro, precipitò di sotto. Era in slip, aveva graffiato uno dei giovanotti, inguaiati poi da certe intercettazioni ambientali e contraddizioni ma non schiacciati da prove determinanti.

Con linee e accenti diversi - insistendo sul punto di caduta a loro dire ‘centrale’ e non laterale del balcone - gli avvocati Tiberio Baroni per Alessandro e Stefano Buricchi per Luca, hanno sostenuto l’innocenza dei due imputati con una gamma di ipotesi che vanno dal malessere della ragazza che per vomitare si sarebbe sporta troppo, fino al suicidio. Albertoni ha chiesto di poter essere interrogato dalla corte presieduta da Alessandro Nencini: tutti e due dovrebbero fare dichiarazioni spontanee prima che la corte si ritiri in camera di consiglio. 

Processo in bilico, nulla di scontato. Di certo c’è l’orario delle 11 per l’inizio dell’udienza. Il pg Bocciolini potrebbe replicare alle arringhe dei difensori ma anche no. La corte deve decidere su alcune questioni. Tra le certezze c’è la presenza in aula dei genitori di Martina, babbo Bruno e mamma Franca (parte civile con gli avvocati Luca Fanfani e Stefano Savi) che fecero riaprire in Italia il caso liquidato in fretta dalle autorità spagnole.

Altro dato certo è che ad ottobre cade in prescrizione anche il reato di tentato stupro. La corsa contro il tempo potrebbe non valere a chiudere tutto il percorso giudiziario, con il successivo ritorno del maxi fascicolo in Cassazione. Ma ad un pronunciamento, alla fine, si dovrà comunque arrivare per definire almeno la questione civile del risarcimento danni, finora mai indicati dalla famiglia Rossi.

Un aspetto, quello delle statuizioni civili, sul quale ci sarà da discutere al di là di come terminerà il processo d’appello bis. Intanto a Genova, dopo lo stop per motivi procedurali, si rimette in moto il processo verso gli altri due aretini della comitiva sui quali pende l’accusa di aver reso false dichiarazioni al pm nel corso delle indagini che erano state aperte proprio per far luce sulla tragica vacanza alle Baleari. Loro erano con le amiche di Martina. Lei su da Luca e Alessandro. Il buio in una stanza: la 609 dell’hotel Santa Ana.