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Arezzo, caso marijuana, Walter assolto: "Ogni cosa contro il dolore va bene. Nuova serra? Ora no". L'aiutante condannato presenta appello

Luca Serafini
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"L’empatia ha vinto sull’egoismo. Finalmente.” Walter De Benedetto ci risponde da casa, per telefono, nel mezzo di una giornata che se non fosse per il male che lo affligge si potrebbe definire trionfale. “Per me è stata una liberazione. Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine e hanno condiviso questa mia vicenda, che non è solo mia ma riguarda tanti” prosegue il 49enne che nell’ottobre del 2019 ricevette la visita dei carabinieri, con sequestro e distruzione successiva della coltivazione di cannabis. La pianta cui Walter deve tanto, perché lo aiuta a tribolare meno.


“E’ una sentenza che farà storia, che segna un prima e un dopo. Nelle interpretazioni dei tribunali e speriamo presto con una nuova legge dello Stato italiano”.  L’assoluzione gli arriva come conferma a quanto in cuor suo ha provato fin dall’inizio: “Mi sono sempre sentito a posto con la coscienza e il mio principio è che qualsiasi cosa si può fare contro il dolore, va bene. La giustizia spero faccia il suo corso anche per la persona che come aiuto nei miei confronti venne trovata dai carabinieri ad annaffiare le piante ed è stata condannata”.

Fermo sulla sedia a rotelle ma col sorriso e lo sguardo avanti, Walter aggiunge: “Mi ha fatto molto piacere in questi giorni di attesa del processo la canzone Matto dei Matti delle Giuncaie scritta da Erriquez di Bandabardò, venuto a mancare lo scorso febbraio. A lui dedico questa giornata per me così importante”. Poi Walter dice: “Spero di poter vivere la mia vita uscendo ogni tanto e gustandola il più che posso, pur nella mia condizione. Realizzare una nuova piantagione? No, per ora non è il caso: rischierei di mettere nei guai persone che mi vogliono bene e mi vogliono aiutare. Vado avanti con quello che mi passa la Asl, che ci vuoi fare…” 

* * *

”Il fatto non sussiste”. Walter De Benedetto assolto per la serra di marijuana. La coltivazione scoperta dai carabinieri nell’ottobre 2019 accanto a casa sua, a Ripa di Olmo, serviva esclusivamente per autoconsumo e non per immettere sul mercato illecito sostanza stupefacente. Il 49enne disabile si era organizzato così per seguire la terapia contro i forti dolori che l’artrite reumatoide gli procura: la quantità passata dalla Asl non era sufficiente.

La sentenza del giudice Fabio Lombardo arriva alla fine di una mattinata piovigginosa in cui tutti attendono lui, Walter, che invece non arriva, trattenuto precauzionalmente a casa dal medico per motivi di salute. Davanti al tribunale un gruppo di dimostranti, politici e musicisti. Sentenza storica, dichiarano per tutta la giornata in molti, auspicando che il Parlamento ora si decida ad approvare una legge adeguata ai tempi e alle necessità di tanti malati che come De Benedetto trovano difficoltà a praticare cure con quella che è bollata come “droga”. Nonostante da anni l’uso terapeutico sia consentito, la realtà è complicata. 

Breve la camera di consiglio del gup, magistrato di profonde conoscenze del diritto, cui sa aggiungere buon senso ed equilibrio. Anche il Pm Laura Taddei nell’udienza aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato.  “Finalmente”, sospira Walter non appena per telefono gli comunicano la buona notizia. Un sorriso si apre sul suo volto. Poi un fiume di chiamate, messaggi, congratulazioni. C’è attesa adesso per le motivazioni della sentenza su una materia controversa dove nello stesso tribunale di Arezzo, per la medesima vicenda, l’amico di Walter è stato condannato ad un anno e due mesi dal giudice Filippo Ruggiero. Venne trovato con l’annaffiatoio in mano nel blitz dei carabinieri.

Si prendeva cura delle piante tanto amate da De Benedetto. Non è riuscito ad evitare il verdetto di colpevolezza nonostante fosse emerso che era lì per aiutare Walter, impossibilitato a seguire la coltivazione perché costretto sulla sedia a rotelle. Il giudice sottolineò le dimensioni “sproporzionate” della serra, l’organizzazione industriosa, le potenzialità “offensive” del prodotto finale, in grado di generare, fu calcolato, fino a ventimila dosi. Nel processo celebrato con rito abbreviato a De Benedetto, i suoi avvocati Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti hanno prodotto documentazione scientifica e tecnica per motivare come invece, le piante, le foglie e il prodotto della lavorazione, sono assolutamente compatibili con un uso personale da parte del malato il cui fabbisogno va calcolato con ben altri parametri rispetto a quelli applicati.

La difesa dell’amico di Walter, con gli avvocati Osvaldo Fratini e Cristiano Cazzavacca ha presentato ricorso in appello. Molti si sono appassionati al caso di Walter, diventato simbolo di una battaglia anche per la legalizzazione. Radicali, pentastellati giovani democratici, ed altri ancora tutti mobilitati ad Arezzo e in altre diciotto città. Riccardo Magi di +Europa è il primo firmatario della legge che dopo petizioni e appelli fino al presidente Mattarella, potrebbe ora uscire dal lockdown delle pastoie istituzionali. Lo slogan #IoStoConWalter alimentato da Meglio Legale e Associazione Coscioni per il diritto alle cure di chi fa uso di cannabis terapeutica, ha vissuto una giornata memorabile. Colonna sonora il brano «Matto», con testo di Erriquez della Banda Bardò (è morto in febbraio) e musica dei Matti delle Giuncaie. Anche loro lì ad attendere la sentenza. “Matto perché la vita mi ha dato lo sfratto / perché non cedo al solito ricatto / perché mi voglio bene”. E ancora: “Al dolore sorridi / alla gioia sorridi. / Come si sta bene nella fantasia”. Nel video, alla fine, Walter alza il dito pollice, contorto dall’artrite in segno di vittoria. E la vittoria è arrivata.